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FIAT/ 2. Giannini (Repubblica): sugli incentivi Berlusconi segua la Francia

Pubblicazione:lunedì 8 febbraio 2010

Marchionne_BerlusconiR375.jpg (Foto)

In Francia Sarkozy ha stanziato ingenti fondi per il settore auto, attraverso gli incentivi, vincolandoli però all'impegno dei costruttori francesi a non delocalizzare le produzioni. Credo che la stessa cosa poteva, doveva, potrebbe e dovrebbe essere fatta in Italia. Questo non significa che Fiat debba sentirsi obbligata a tenere aperti impianti che, dati alla mano, non portano profitti, ma l'azienda potrebbe assumere impegni maggiori su Mirafiori piuttosto che su Melfi. Questo è un dovere che devono avvertire sia il Governo che Fiat. Una seria politica industriale, però, non si fa solo con gli incentivi.

 

Cosa intende dire?

 

Nel corso degli ultimi decenni è mancata da parte dei Governi una politica industriale in cui fossero identificabili indicazioni sui settori nei quali il paese vuole continuare a scommettere e quindi a investire, anche in ricerca, formazione e legislazione contrattuale. Ed è per questo che sostengo che non si può fare una politica industriale pensando solo all’uso degli incentivi. Su questo punto ritengo che Marchionne e Montezemolo abbiano perfettamente ragione, nonostante abbiano le loro colpe.

 

Resta però il fatto che Fiat, nonostante un 2009 chiuso in perdita staccherà il dividendo ai propri azionisti...

 

Questa è stata un’altra pagina poco commendevole della vicenda Fiat di queste ultime settimane. Proprio mentre erano in atto trattative sul futuro di Termini Imerese e di Pomigliano d’Arco, oltre che sugli incentivi, Fiat, dopo un cda che ha approvato un bilancio per il 2009 “terribile”, secondo le stesse parole di Marchionne, ha annunciato il ritorno al dividendo. Come se non bastasse, ha poi annunciato due settimane di cassa integrazione per i lavoratori degli impianti italiani. Questo è stato secondo me un modo decisamente sbagliato e poco accettabile di impostare la strategia del gruppo.

 

Perché?

 

Perché è sembrato che da un lato si volesse assicurare alla famiglia Agnelli e agli azionisti una remunerazione per i loro investimenti. Dall’altro è arrivato il segnale che in una situazione di crisi, e senza gli incentivi, si deve agire sulla forza lavoro, imponendo sacrifici pesanti a chi già è in difficoltà. Va poi detto che esiste un problema relativo alla divisione auto di Fiat. La famiglia Agnelli, anche se non lo ha mai dichiarato apertamente, pare intenzionata a liberarsene, anche se non si capisce bene cosa resterebbe a quel punto del gruppo Fiat in quanto tale. Ciò nonostante riconosco che Marchionne sta facendo il possibile per salvare il marchio, indipendentemente dal suo radicamento in Italia.

 

E in questo senso l'acquisizione di Chrysler è stata fondamentale...

 

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