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NUCLEARE/ Ora l’atomo italiano dipende più da Bersani che da Tremonti?

tremonti_plicoR375.jpg (Foto)

Su questi temi ci vuole dialogo, dibattito costruttivo, sono necessari approfondimenti veloci ma efficaci, mentre assistiamo solo ad una contrapposizione ideologica. Differenti sono gli atteggiamenti delle regioni italiane: tre si sono dichiarate espressamente contrarie al nucleare prima ancora di sapere come, dove e quando, mentre altre chiedono di attendere 50 anni per investire in una improbabile quarta generazione impiantistica.

Più che mai, quindi, il tema nucleare necessita di una (intelligente) opposizione, che latita nella discussione politica, rimanendo arroccata nel suo sdegno ideologico e facendo mancare al Parlamento il valore di un reale confronto e stimolo.

Sull’altro fronte, mentre l’industria (Enel in testa) corre e si attrezza, lo Stato, e soprattutto la “maggioranza”, sembrano non reggere il ritmo.

Eppure il capo dell’opposizione al Governo, l’onorevole Bersani, conosce bene la tematica energetica e le necessità italiane di un intervento coraggioso e di grandi dimensioni. Lui stesso, a proposito del nucleare, ammetteva a dicembre che “per riaprire un capitolo così delicato occorrerebbe un largo consenso nel Paese e nelle istituzioni, elementi che attualmente mancano”. Il segretario del Pd ha anche aperto una porta riconoscendo nelle norme contenute nella legge 99 dello scorso luglio “i primi passi verso il ritorno al nucleare”, dichiarazioni che però hanno avuto come risultato una levata di scudi da parte di molte Regioni che si sentono espropriate delle proprie prerogative. “Nella stessa legge - proseguiva Bersani - peraltro è prevista la priorità di dispacciamento per l’elettricità nucleare che mi pare faccia a pugni con la liberalizzazione dei mercati dell’energia, oltre a denotare un’insicurezza sulla competitività di questa tecnologia”. Questi sono pertanto i temi reali da affrontare: la libertà del mercato elettrico, i vantaggi per le imprese e le famiglie, il rispetto delle prerogative delle Regioni senza però portare il Paese nel passato.

Il nucleare ha quindi bisogno di una soluzione parlamentare ampia e possibilmente bipartisan e del coinvolgimento istituzionale a livello locale. Ciò fa bene anche a chi sta al governo e vuole che l’energia sia protagonista positiva nel nostro Paese.

 

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