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NUCLEARE/ Ora l’atomo italiano dipende più da Bersani che da Tremonti?

Sarebbe davvero incredibile se il ministro Tremonti rinunciasse a finanziare l’Agenzia per la sicurezza nucleare pur di non mettere mano al portafogli. Facendo perdere all’Italia tempo prezioso e miliardi di investimenti. Il commento di SILVIO BOSETTI

tremonti_plicoR375.jpg (Foto)

Lo scorso dicembre a Copenhagen si è radunato il Major Economies Forum on Energy and climate, che ha affrontato il tema della riduzione delle emissioni CO2 ed ha identificato il nucleare come l’unica tecnologia “emission free” in grado di dare un significativo contributo alla lotta contro l’inquinamento. In questi giorni, inoltre, l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) ha definito l’energia atomica come una fonte energetica irrinunciabile.

L’Italia ha avviato da due anni un percorso di ritorno all’energia prodotta dall’atomo. Dopo un timido approccio, il Governo di questa legislatura ha compiuto numerosi passi in questa direzione: la scorsa estate è stato approvato il quadro legislativo di riferimento per l’energia nucleare ed in piena tabella di marcia, proprio questa settimana le Commissioni Attività Produttive e Ambiente alla Camera sono impegnate nell’esame di atti del Governo in materia di energia e realizzazione di impianti nucleari. All’attenzione dell’opinione pubblica si pone quindi il tema dei siti che ospiteranno le centrali e l’impianto dello smaltimento dei rifiuti radioattivi.

Verrebbe però da sottoscrivere la dichiarazione fatta martedì dal giapponese Nabou Tanaka, Direttore Operativo dell’Agenzia Internazionale: “In Italia gli obiettivi prefissati sono ottimi, ma rimango perplesso per la lentezza dei passi normativi”. Nel frattempo il ministro Scajola ha confermato il varo dell’Agenzia per la sicurezza Nucleare, atteso a giorni.

A fianco dell’esigenza di un quadro legislativo solido ma anche snello, l’altra assoluta necessità è la definizione del rapporto con le popolazioni delle località candidate ad ospitare gli impianti di produzione e smaltimento. A questo riguardo sono già state definite le compensazioni economiche e monetarie per questi territori, ma urge fornire loro, oltre alle garanzie per la sicurezza, un’ipotesi di vantaggi realistici, di lungo periodo e affidabili.

In tutto questo si inserisce la mancata volontà, da parte del titolare dell’Economia, di sostenere economicamente il progetto, per non gravare sui conti pubblici. Viene da domandarsi, di fronte ad un piano di circa 30 miliardi di euro di investimenti da qui al 2030, con le ricadute milionarie di natura fiscale e tributaria, come ci si possa arrestare ad un budget di agenzia che potrebbe costare qualche milione.

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