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Economia e Finanza

DIBATTITO/ Cari Alesina e Ichino, perché avete venduto la famiglia al Pil?

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Basta poi alzare gli occhi dalle teorie per rendersi conto di un altro dato di fatto e cioè che ciò che chiedono le famiglie non è l’Università vicino a casa (altra accusa che i due economisti le imputano), ma un sostegno vero a chi ha figli, aiuti alle giovani coppie, più asili nido, l’introduzione del quoziente famigliare, il rilancio dell’edilizia pubblica per offrire a tutti la possibilità di una casa dignitosa e via dicendo. Si può replicare che tutto ciò non sia economicamente realizzabile, ma non si può sostenere che non sia “giusto”, dato che il giusto o lo sbagliato non è una variabile del mercato, ma è il giudizio su un’esperienza.

 

Insomma, è tutto un po’ più complesso della semplice mobilità geografica. Poi c’è l’annosa (e noiosa) questione del “familismo amorale”: legami famigliari “troppo” forti hanno l’effetto di promuovere chi è all’interno del “gruppo” escludendo gli altri. In questo senso il “familismo amorale” è anti-meritocratico. Da qui a sostenere che la famiglia è antimeritocratica è un lampo.

 

Che in Italia esista una forma di “familismo amorale” è pacifico (basta guardare chi vince i concorsi universitari), ma è illusorio pensare che rendendo più fluidi i legami tra i componenti di una famiglia si abbasserebbe la sua “amoralità” la cui sede non è nella famiglia, ma nella persona. Se si vuole una società più meritocratica la soluzione è quella di spalancarla alla concorrenza introducendo liberalizzazioni a tutti i livelli, professioni comprese. Esattamente ciò che non vogliono non le famiglie, ma chi di quelle caste fa già parte.

 

Un’ultima precisazione. Nel loro articolo Alesina e Ichino parlano di un attacco “ideologico” proveniente dal mondo cattolico alle loro tesi come se la religione, difendendo la famiglia, fosse “complice” della mancata modernizzazione del Paese. Anche questa tesi non è nuova. Purtroppo è sul terreno della logica, della concezione del mercato e dei principi liberali che Alesina e Ichino scivolano clamorosamente. Che sia un cattolico o un orangotango a dimostrarlo è del tutto secondario.

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COMMENTI
11/03/2010 - Basta con le leggende sull'università! (Guido Cifoletti)

Condivido abbastanza questo articolo, ma mi dà decisamente ai nervi un piccolo inciso: "che in Italia esista una forma di familismo amorale è pacifico, basta vedere chi vince i concorsi universitari". Evidentemente si prende per buona la leggenda metropolitana per cui per vincere questi concorsi sia necessario essere figli o parenti di un professore: e che i "baroni" siano onnipotenti e insindacabili nella loro gestione. Siccome lavoro in università da 36 anni, ed ho percorso tutta la carriera, posso dire che tutto ciò non corrisponde affatto alla mia esperienza. Affermo con serenità che nei concorsi a cui ho partecipato, sia da candidato sia da commissario, ha sempre vinto il merito: conosco casi di figli che hanno seguito le orme dei padri, ma si trattava sempre di persone valide e capaci di difendersi da sole.

 
11/03/2010 - Sono perplesso! (Francesco Prati)

Noto con un certo rammarico, che ancora una volta si torna a parlare dell'ultimo libro dei prof. Alesina e Ichino, in un modo che definirei distorto. Premesso che nel libro si parla anche del "familismo morale" (a pag.15), negli articoli di commento ci si dimentica sempre di citarlo (o forse sarebbe più opportuno una lettura più approfondita). Per quanto riguarda le tesi poi proposte, nemmeno io sono d'accordo con tutte le soluzioni, ma ho trovato interessanti intuizioni sull'analisi del "modello italiano". Per esempio il fatto che la famiglia sia il principale fornitore (e non cliente) di "welfare state" possa essere considerato un problema! Uno Stato non può delegare alla famiglia quelle che sono delle proprie prerogative (assicurazione contro la disoccupazione, incentivare la meritocrazia o la mobilità sociale, od ancora fornire servizi di asilo e di assistenza ai genitori). Questo perchè non si può discriminare chi non è stato così fortunato da nascere nella "famiglia giusta"! Infine nel libro viene criticato parte del sistema universitario, qui riportato come solo un problema di "Università vicino a casa". In realtà la questione affrontata è quella dell'egualitarismo formale, cioè il voler riconoscere indifferentemente un titolo di studi, indipendentemente da dove conseguito, non riconoscendo la reale meritocrazia. Poi il libro ricorda come, oltre agli USA, anche in Francia ci sia il sistema delle "Grandi Scuole", ma bisogna arrivare a pag. 113 del libro.

RISPOSTA:

È certamente vero che nelle prime pagine si esalta il “familismo morale”, ma non bisogna accontentarsi di così poco. Perché riconoscere i meriti della famiglia in quanto produttrice di welfare è riconoscere l’ovvio. Basta averla, una famiglia, per accorgersene. Il succo del libro consiste nelle soluzioni proposte per risolvere il problema del “familismo amorale” e nell’idea che sta dietro a tali soluzioni. Le consiglio pertanto: p. 79 (gli asili li devono pagare chi ha figli e non chi non li ha), p. 87 (la denatalità non è un problema) p 88 (l’eventuale aumento dei divorzi “non è detto che sia un male”) p. 93 (il Pil non cresce perché agli italiani piace avere delle “regine della casa”), p. 101 (se il padre non è certo del proprio lavoro i figli escono più facilmente di casa, presentato come un dato asettico, in realtà è una premessa) p. 112 (le famiglie votano i politici che garantiscono l’Università vicino a casa), p. 129 (la concorrenza tra le imprese per accaparrarsi i lavoratori migliori rende inutile lo Statuto dei lavoratori). Buona lettura. PS. Sull’Università: quello che lei dice è certamente vero e io lo condivido in pieno. Ma quando si sostiene che sono le famiglie a volere le Università sotto casa e per ottenerle sono anche disposte ad avere una istruzione scadente, beh, qui ci scappa la risata. Perché se in Italia gli atenei proliferano la responsabilità è di una politica scolastica che sperpera denaro di tutti per creare poltrone utili solo per i professori. Marco Cobianchi