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FINANZA/ Occhi puntati sulla Gran Bretagna: sarà la prossima Grecia?

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Facciamo un esempio pratico: molte banche e investitori, infatti, hanno usato i cds greci come copertura per le loro esposizioni non solo verso il mercato dei bond ellenici, ma del mercato degli assets di quel paese in generale, come equities o partecipazioni azionarie nelle aziende di quel paese. Come ci si regola in quel caso? Non è loro sacrosanto diritto mettersi in posizione difensiva verso uno Stato alle soglie dell'insolvenza argentina i cui cittadini più abbienti, in nome del bene comune, hanno già spostato 7 miliardi di euro a Cipro, in Svizzera e in Germania per paura di perdere tutto?

 

È colpa delle banche - sì, le stesse banche che piangono miseria e attaccano gli speculatori e poi si comportano allo stesso modo, se non peggio - e degli hedge funds se il governo di Papandreou ha ereditato dei conti pubblici da terzo mondo e ora deve stringere draconianamente la cinghia per non andare in default e rifinanziare prima e ripagare poi i debiti contratti? I quali, solitamente e per buona creanza, andrebbero onorati e non dilazionati attraverso piagnistei in sede europea o al Fondo Monetario dopo che per anni Atene si è rivolta a ben altre entità per nascondere i debiti, leggi Goldman Sachs.

 

Ma questo non si sa, non è dato a sapere: il triumvirato parla di ghigliottina contro la speculazione ma lo fa solo perché in questo periodo va di moda. E soprattutto perché deve distogliere l'attenzione dall'altra colossale topica in cui è incorso: la creazione del cosiddetto Fondo Monetario Europeo, entità di fatto parallela alla Bce che ha già fatto saltare i nervi alla Bundesbank (dove i conti su pro e contro sanno farli) e al Bundestag ma che, soprattutto, per essere creata necessita di modifiche, deroghe e stravolgimenti dei Trattati in atto, complicazione che la Francia ha già detto di voler evitare non vedendo la questione «come prioritaria».

 

Perché l'hanno proposto allora? Perché danno fiato alla bocca invece di pensare seriamente a cosa fare della Grecia, ovvero lasciarla al suo destino salvo intervenire in caso di rischio di effetto domino sulla Spagna e quindi su tutta l'eurozona e la tenuta della moneta unica in generale?

 

Chissà. Una cosa è certa, come faceva notare ieri Martin Wolf sul Financial Times: la tesi tedesca della rigidità fiscale necessita, kantianamente, dell'antitesi spagnola del deficit. Insomma, la Germania deve scegliere se continuare il suo cammino solitario all'interno dell'Ue, forte dei dati macro e dei surplus, oppure essere meno Germania per rendere l'eurozona più forte e soprattutto possibile come spazio politico e non solo monetario. Wolf definisce l'attuale crisi «il peggior incubo tedesco dai tempi della riunificazione»: e ha, come spessissimo capita, ragione.

 

Il deficit fiscale di Spagna e Irlanda, ad esempio, è spaventoso e non più sopportabile: quale dei due sarà la prossima Grecia? Chi li salverà? Un altro piano congiunto franco-tedesco? La Bce? Il nuovo Fondo Monetario Europeo o quando le leve dello short colpiranno davvero pesante si smetterà di chiacchierare a vuoto rispetto a bandi e tagliole e si correrà a chiedere pietà all’Fmi? La situazione generale è grave, molto grave e quindi serve estrema serietà da parte di politici, burocrati e regolatori: nessuna delle tre categorie, però, ce la sta fornendo.

 

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COMMENTI
11/03/2010 - Detto in soldoni? (Francesco Giuseppe Pianori)

Da perfetto ignorante dei più elementari strumenti di conoscenza dell'economia, chiedo, se possibile, una traduzione in lingua volgare (del popolo) di questo articolo, tanto dotto quanto incomprensibile...a me, naturalmente. Forse qualche bomba atomica, con relativa riduzione della popolazione mondiale, risolverebbe il problema di una economia prevalentemente speculativa?