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Economia e Finanza

CRISI/ Ristrutturare le aziende? Ecco perché non bastano le leggi, ma tutto dipende dagli uomini

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Attraverso l’azione di tre attori principali. Innanzitutto sono intervenuti gli Stati, soprattutto quelli occidentali. I governi centrali sono intervenuti da un lato per salvare le grandi imprese, dall’altro per salvare il sistema bancario, aumentando il loro indebitamento. Ma questo ha generato e genera un terzo passaggio: lo Stato non può che rivolgersi ai cittadini per risanare i debiti. La collettività, quindi, per far fronte a questa situazione, deve diventare capace di risparmiare, sostenere il mercato aumentando i consumi e pagando le tasse. Come? Attraverso la sua capacità imprenditoriale. Questi elementi rendono inevitabile rivedere, attraverso le ristrutturazioni, la capacità con cui si produce.

 

Quali sono i fattori in gioco all’interno dei processi di ristrutturazione?

 

Sono essenzialmente tre. L’imprenditore con la sua propensione al rischio, di ricorrere al denaro di terzi, del sistema bancario soprattutto, e la sua capacità di sapersi organizzare; il sistema bancario quale fornitore di denaro. In questa direzione diventa fondamentale il dialogo tra le parti poiché in molti casi le ristrutturazioni richiedono tempi lunghi, quindi sono necessarie una burocrazia meno gerarchizzata e una maggiore attenzione alle esigenze del territorio in cui operano le imprese. Per questo motivo, spesso, le piccole banche di natura territoriale sanno far fronte in maniera più adeguata ai problemi degli imprenditori per via di un rapporto più stretto e diretto con i loro interlocutori. Il terzo elemento riguarda quegli attori (consulenti d’impresa, avvocati e commercialisti) che supportano l’imprenditore nelle fasi di ristrutturazione. Si tratta, quindi, di un gioco a tre tra il sistema bancario, che deve rivedere e consolidare i propri utili; l’imprenditore, che deve risanare la propria azienda rendendola competitiva e risanarne il fatturato; chi fornisce servizi di consulenza, che ha il ruolo di accompagnare l’azienda durante questo passaggio di risanamento, apportando un valore aggiunto in termini di organizzazione aziendale.

 

Ci sono settori che più di altri vedono imprese coinvolte in operazioni di ristrutturazione?

 

Intanto già la parola ristrutturazione riguarda quelle imprese che hanno la capacità di essere presenti sul mercato, quindi quelle realtà che hanno capacità tecnologica e strumentale di stare sul mercato. Per questo motivo, alcuni settori sono più interessati di altri: quelli legati alla produzione di beni riguardanti il made in Italy, come il design e il manifatturiero. Penso ad esempio al settore orafo o quello ceramico, realtà che in passato sono state capaci di esportare il marchio italiano in tutto il mondo, ma che adesso si trovano a rivedere la propria organizzazione per poter essere dei player primari sui mercati. Altri settori interessati sono poi quelli che forniscono servizi tecnologici alle imprese, quelli di produzione di macchinari e, infine, il settore della produzioni di servizi pubblici.

 

Ci sono delle differenze tra la legislazione italiana e quelle straniere?

 

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