BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

CRISI/ Ristrutturare le aziende? Ecco perché non bastano le leggi, ma tutto dipende dagli uomini

Cosa vuol dire, in tempo di crisi, ristrutturare le aziende? PAOLO SCIUME’, avvocato ed esperto di ristrutturazioni societarie, analizza lo scenario e punta il dito contro gli strumenti finanziari che hanno invaso il mercato

elica_operaiR375.jpg(Foto)

Il termine ristrutturazione applicato a un’azienda ha avuto una diffusione esponenziale da quando è cominciata la crisi che ha messo in ginocchio i fatturati della maggior parte delle aziende. Ciò ha portato molti amministratori a ricorrere a un aumento del debito con le banche per far fronte al pagamento dei crediti. Le banche, dal canto loro, per ristrutturare il proprio debito si sono rivolte ai governi centrali. L’ultimo anello della catena è rappresentato dai cittadini, chiamati dagli Stati a risanare i debiti con l’aumento dei consumi e il pagamento delle imposte.

«Per uno studio legale, naturalmente, la pratica del restructuring del debito non è una novità, certo la natura della crisi ha imposto a molte aziende, attraverso processi di ristrutturazione, di rivedere la propria capacità produttiva». È questa l’analisi con cui Paolo Sciumé, esperto di ristrutturazioni societarie e membro del Cda di importanti aziende italiane, chiude il cerchio sul restructuring. «Su questo tema i fattori in gioco sono tre: l’imprenditore, il team di consulenti da lui chiamato a supportarlo in questo processo e il sistema bancario - aggiunge Sciumé, titolare dello studio legale Sciumé & Associati che da anni si occupa di affiancare gli imprenditori nel settore del diritto d’impresa. È essenziale per risolvere la situazione il riequilibrio della situazione finanziaria e la possibilità di rimanere sul mercato».

L’intervista, raccolta da Concetta Gaggiano, è stata pubblicata su Giustizia, Anno IV, n° 1 febbraio 2010.

 

Come si è arrivati alla situazione odierna in cui la maggior parte delle aziende deve ricorrere a una ristrutturazione?

Un primo scenario che va tenuto presente riguarda la natura della crisi che investe tuttora l’economia, la cui origine riguarda la finanza. In questi anni si è creduto che la produzione di ricchezza potesse essere moltiplicata tramite l’immissione sul mercato di strumenti finanziari che avessero una loro autonomia, che potessero loro stessi produrre ricchezza. Ciò ha portato il settore finanziario ad allontanarsi dalla produzione diretta di beni e servizi, come se quegli strumenti finanziari potessero vantare autonomia economica. Questa situazione ha generato una congestione di beni e servizi sul mercato e la conseguente crisi produttiva di molte imprese.

 

Perché nasce all’interno di un’azienda l’esigenza di ristrutturarsi?

Accade per i debiti nei confronti del sistema creditizio, ma non solo. In passato è capitato anche per i portatori di corporate bond, strumenti oggi così prepotentemente tornati in auge, di trovarsi a dover far fronte a emittenti non più in grado di adempiere, almeno alle condizioni inizialmente pattuite, alle obbligazioni assunte. Detto questo, è certamente vero che da un anno e mezzo a questa parte, le imprese si sono spesso trovate in situazioni di particolare affanno nella gestione della finanza e, quindi, nella necessità di ristrutturare i propri debiti. Effettivamente il trend (negativo) potrebbe proseguire per l’anno appena iniziato.

 

Come si è intervenuti per far fronte a questa situazione?

Clicca >> qui sotto per continuare l’intervista a Paolo Sciumè