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INCHIESTA/ 2. Così le banche usano la Grecia per affondare la Gran Bretagna

SterlinaR375.jpg (Foto)

Perché questa digressione? Semplice, perché il terrorismo anti-britannico messo in circolo in questo periodo è figlio di una sola ragione, che non è certo il debito pubblico al 13%: gli hedge funds, ovunque essi siano, stanno scommettendo contro l’euro, ovvero contro l’asse franco-tedesco. E non parliamo solo dei grossi calibri di Wall Street ma proprio di tutti: una grande società britannica che opera sui Cfd, contratti per differenza sul monetario, nonostante viva all’80% di clientela retail, ha comunque un buon 20% di investitori in fondi: tutti, nessuno escluso, stanno scommettendo come pazzi contro l’euro. E questo, a Londra come a New York, vale per tutti.

 

Speculazione anti-europea? No, realismo. Finché l’Ue non avrà un’armonizzazione fiscale e un regime economico che non vada a due, tre velocità, qualsiasi crisi del debito - ormai una costante tra le grandi potenze, basti guardare l'America di Obama - porterà a una valutazione di rischio da parte di chi vuole coprirsi: e l’Europa, senza una indipendenza valutaria, senza armonizzazione, con paesi di fatto partner e con la stessa moneta ma con dati macro che sono in molti casi simili a Venere e Marte, diviene il bersaglio privilegiato. A ragione, dal punto di vista del mercato.

 

Ecco, quindi, che casualmente giovedì scorso la sede centrale di Unicredit Group in Germania pubblica un outlook in cui, di fatto, avverte gli investitori di shortare la sterlina poiché, a loro modo di vedere, la Gran Bretagna sarà la prossima Grecia. Strano, Morgan Stanley un outlook simile lo aveva reso noto e pubblicato lo scorso dicembre, prevedendo prima di qualsiasi sondaggista la quasi certezza di un hung parliament alle elezioni di maggio in Gran Bretagna, quindi senza una maggioranza qualificata o peggio con il rischio di un governo Brown-bis: parliamo di dicembre, quando i Tories erano avanti di dieci punti percentuali, non di quattro come oggi.

 

Unicredit, invece, dalla Germania lancia strali solo oggi. Strano timing. D’altronde Unicredit è il secondo gruppo bancario europeo, quindi va ascoltato. E questa brillante analisi l’ha affidata, facendogli mettere la faccia, a Kornelius Purps, capo dei suoi analisti. Il quale, interpellato dal Daily Telegraph, ha così sentenziato: «Sto convincendomi che la Gran Bretagna sarà la prossima nazione bersagliata dagli investitori. Il suo rating AAA è a forte rischio e con un deficit al 13% sul Pil, i mercati cominciano a non essere troppo sereni. Inoltre bisogna contare il fatto che fino alle elezioni di maggio il governo sarà praticamente inattivo, quindi la situazione non può che peggiorare. Servono tagli salariali pesanti per il settore della pubblica amministrazione ma nessuno sta parlando di questo in campagna elettorale: lo spread sui titoli, a mio modo di vedere crescerà di 30-50 punti base».

 

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COMMENTI
17/03/2010 - Domanda (Roberto Alabiso)

Sarebbe interessante, sempre sia possibile farlo,capire come ed in che termini reali la finanza incide ad esempio sul fatto che le aziende chiudano e licenziano. Capisco che se le banche hanno meno soldi ne prestano di meno alle aziende, sopratutto se queste non rispettano determinati parametri, oppure che se in borsa le azioni di un'azienda si deprezzano, quest'ultima ha forse meno possibilità di crescere ed investire. Ma se ormai il bello ed il cattivo tempo lo fanno oppure lo hanno sempre fatto i grandi capitali, la grande finanza ecc. e questi ci stanno portando definitivamente sul lastrico, non sarebbe meglio provare a pensare una nuova forma monetaria, una sorta di moneta complementare staccata da tutta questa speculazione alle nostre spalle? Di fatto il lavoro reale vale sempre meno, il denaro non è più uno strumento ma un fine, corriamo corriamo e andiamo indietro. Io rimescolerei tutto da capo. P.S Mi chiedo se questi argomenti che Lei tratta con competenza interessano anche chi problemi economici d'impresa o in genere non ne vive. Secondo me no.