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INCHIESTA/ 2. Così le banche usano la Grecia per affondare la Gran Bretagna

Pubblicazione:mercoledì 17 marzo 2010

SterlinaR375.jpg (Foto)

Che Nostradamus, il nostro Purps. Già ora il premio pagato sui bonds è del 4,14 contro il 3,94 italiano, il 3,48 francese e il 3,19 dei bund tedeschi. Peccato che se c’è il rischio di hung parliament è proprio perché i Conservatori di David Cameron parlano da settimane, in tutte le salse, di tagli drastici alla spesa pubblica: forse in Germania, nelle mazzette dei giornali, non arrivano quelli britannici. Il crollo della sterlina, di fatto, c'è stato solo in due occasioni: il sondaggio del Sunday Times di due tre domeniche fa che ufficializzava l'hung parliament e, guarda caso, venerdì, il giorno dopo la sortita di Unicredit Group.

 

Se la sterlina cala, poi, non è un male. O, almeno, non soltanto un male: una voce, l'export - la stessa che sta facendo traballare la Cina in questi giorni, costringendola a rivedere la politica di valutazione dello yuan a seguito di un incremento vorticoso dell'import - vedrebbe la Gran Bretagna in grado concorrere, e alla grande, con i principale “partner” europei. La vocazione finanziaria, poi, le garantirebbe quella credibilità necessaria a far riflettere non una ma almeno cento volte le agenzie di rating prima di dar vita a un downgrade sulla AAA: ma questo, in Germania, fingono di non saperlo.

 

Sanno, invece, di aver paura. E tanta. E anche in Francia. Già, perché in contemporanea con Unicredit Group sapete chi ha lanciato strali allo short contro la sterlina? Ian Stunnard, analista strategico del valutario a Bnp Paribas: ma guarda che combinazione! Per gli amici francesi il pound finirà a 1,31 contro il dollaro e in parità non più tecnica contro l’euro del tanto vituperato Club Med entro l’estate. Wishful thinking, si dice da queste parti. Anche perché Goldman Sachs, gente che di certe cose ne capisce, parla invece nel suo ultimo report di “turbo-charge recovery” per la Gran Bretagna, ovvero una flessione e poi una ripresa a razzo, anche valutaria.

 

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COMMENTI
17/03/2010 - Domanda (Roberto Alabiso)

Sarebbe interessante, sempre sia possibile farlo,capire come ed in che termini reali la finanza incide ad esempio sul fatto che le aziende chiudano e licenziano. Capisco che se le banche hanno meno soldi ne prestano di meno alle aziende, sopratutto se queste non rispettano determinati parametri, oppure che se in borsa le azioni di un'azienda si deprezzano, quest'ultima ha forse meno possibilità di crescere ed investire. Ma se ormai il bello ed il cattivo tempo lo fanno oppure lo hanno sempre fatto i grandi capitali, la grande finanza ecc. e questi ci stanno portando definitivamente sul lastrico, non sarebbe meglio provare a pensare una nuova forma monetaria, una sorta di moneta complementare staccata da tutta questa speculazione alle nostre spalle? Di fatto il lavoro reale vale sempre meno, il denaro non è più uno strumento ma un fine, corriamo corriamo e andiamo indietro. Io rimescolerei tutto da capo. P.S Mi chiedo se questi argomenti che Lei tratta con competenza interessano anche chi problemi economici d'impresa o in genere non ne vive. Secondo me no.