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Economia e Finanza

SCENARIO/ Draghi e l’Italia sotto attacco di Europa e Gran Bretagna

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Per giunta, la sorte ha voluto che proprio ieri dal tribunale di Milano arrivasse la notizia del rinvio a giudizio con l’imputazione di truffa aggravata per quatto banche internazionali “colpevoli” di aver venduto uno swap trentennale al Comune meneghino che si sono rivelati un pessimo affare: è la prima volta che capita, il che suona a ulteriore conferma della distanza che separa il mondo delle banche d’affari dagli umori dell’opinione pubblica di Eurolandia, come dimostra il nulla di fatto al vertice europeo sul fronte degli hedge funds.

 

Non è passata, almeno per ora, la richiesta di regolamentare i gestori speculativi, portata avanti con tenacia da Poul Nyrup Rasmussen, il presidente dei socialisti, con il consenso della Francia e di altri partner Ue, tra l’altro inferociti con Goldman Sachs per il ruolo giocato dal colosso Usa nella speculazione sui Cds che hanno messo in ginocchio la Grecia. Ma il dissidio con il Regno Unito, che teme l’esodo degli hedge da Londra, è tutt’altro che superato.

 

Per non parlare delle tensioni con gli Usa dove, per ora, si è molto parlato, ma si è fatto ben poco per ridurre il raggio d’azione delle grandi istituzioni finanziarie e dell’universo di hedge che ruota attorno alle grandi banche d’affari che si finanziano a tassi superconvenienti sul mercato (o presso la Fed). Ed è facile prevedere che l’atteggiamento americano non cambierà di sicuro nel prossimo futuro. Anzi, a fine mese finiranno gli acquisti da parte della Fed di titoli tossici legati al mercato immobiliare Usa, un test decisivo per valutare il recupero del mercato finanziario, che molti giudicano ancora drogato dalle iniezioni di denaro da parte di Washington.

 

Il “siluro” contro l’Italia lanciato dalle colonne del FT va inserito all’interno di questo braccio di ferro, che minaccia di inasprirsi nelle prossime settimane anche perché destinato a sovrapporsi con l’altra grande contesa (ancor più grande) che separa gli Usa dalla Cina, accusata di far dumping grazie a uno yuan artificialmente debole.

 

Perché prendersela con l’Italia, nonostante il giudizio positivo delle agenzie di rating? Perché, spiega Dicks, la fragilità finanziaria di un Paese è solo la risultante della situazione dell’economia reale. Se si va a misurare lo stato di salute dell’Azienda Italia si scopre che dal 1995, quando l’industria di casa nostra poteva contare sul propellente della lira debole, la competitività della Penisola è drammaticamente peggiorata rispetto alla Germania, il primo partner commerciale: 15 anni fa il costo del lavoro per unità di prodotto italiano era il 60% di quello tedesco; oggi, al contrario il clup italiano è superiore del 30% a quello della Repubblica Federale. Nello stesso periodo l’export da Monaco e Stoccarda verso l’Italia è cresciuto del 70%, quello italiano verso la Germania solo del 30%.

 

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COMMENTI
18/03/2010 - TANTI AUGURI! (Alberto Pennati)

Tante volte Il Sussidiario mi ha dato la possibilità di leggere interventi, articoli, commenti molto interessanti, sia su argomenti di attualità ed anche - soprattutto - su tante questioni che difficilmente (per non dire: mai) incontrano interesse dei quotidiani che si reputano di "livello nazionale". Il commento che voglio fare oggi è di ringraziamento per questo impegno, per la possibilità di riportare dei commenti, con l'augurio a Voi di trovare sempre più lettori e di sentirsi soddisfatti ed apprezzati dagli stessi. Continuate a farci sentire la vostra "voce"!!!