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FINANZA/ Il piano di Francia e Germania per dominare l’Ue passa dalla Grecia

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Per il 2010 i buchi cui andranno incontro i vari Stati è stato valutato in 170 miliardi di dollari dall’Economic Policy Institute, peccato che per molti di loro sia vietato dalla legge federale l’accumulazione di debito: o rientrano o vanno in bancarotta. Questo è ciò che ci attenderà nel biennio 2010-2012, una globale stretta della cinghia. In Lituania la contrazione dell’economia si attesterà al 30% e molti altri Stati come Ungheria, Ucraina e i paesi Baltici sono già al collasso: tagliare ulteriormente è impossibile, pena il rischio di rivolte violente, ma i buchi sono troppo grandi e i soldi del Fondo Monetario sono già andati esauriti.

 

Ecco il frutto amaro delle politiche di finanziamento e salvataggio a pioggia dell’ultimo anno e mezzo, una messe di interessi da pagare che andranno ad accumularsi creando una vera e propria montagna di debito. Spesso, inesigibile. Ne sa qualcosa la Germania con l’esposizione verso la Grecia.

 

Occorrono - e subito - interventi fiscali da parte delle banche centrali per evitare una deflazione da debito, ma non sembra che le autorità abbiano ben capito la gravità di quanto sta accadendo: i prestiti bancari si sono contratti del 14% negli Usa dall’inizio dell’anno, soprattutto a causa delle cosiddetta Basilea III e la sua necessità di incrementare i ratio di capitale per gli istituti bancari. La massa monetaria M3 è scesa del 6% da settembre e in Europa le cose vanno anche peggio: la contrazione del credito bancario nell’eurozona è stata del 2,7% solo nel mese di gennaio mentre la massa monetaria M3 è crollata di altri 55 miliardi di euro.

 

Porterà male dirlo ma questi sono segnali chiari: che ci rimandano, dritti dritti, alla situazione del 1931. Siamo in piena prospettiva da double dip recession, ovvero la tanto temuta recessione a w quando tutti i profeti dell’ottimismo prospettavano una fase di discesa e poi una risalita rapida, ovvero l’ipotesi di crisi a v. Ora, verrebbe da chiedere a uno di questi vati, il capo della Fed, Ben Bernanke, cosa intende fare visto che nel 2002 fu protagonista di un memorabile discorso dal titolo “Deflazione: come essere certi che non accada qui”, con chiaro riferimento alla crisi giapponese.

 

Beh, ora la situazione Usa è drammaticamente simile a quella di quei giorni a Tokyo, peccato che nel 2002 Bernanke si disse certo e determinato nel porre in essere politiche di quantitative easing, ovvero stampare moneta da pompare nel sistema, pur di evitare lo spettro deflattivo mentre oggi nega la necessità di quell’intervento. Che, come tutte le scelte emergenziali da parte di Stati e banche centrali, fa male al mercato ma in situazione limite come quella attuale sono un antibiotico sgradevole da ingurgitare ma necessario: ora serve il quantitative easing, non prima e accompagnato da denaro a pioggia finito di fatto nel portafogli di investimento delle banche.

 

Perché Bernanke neghi e dica no è presto detto: Pechino ha detto no e posto il veto poiché teme che questo possa potenzialmente portare a un default dei debiti del Tesoro Usa, di cui il dragone detiene miliardi di dollari. Siamo molto vicini a finire nelle sabbie mobili della deflazione se Usa, Europa e Giappone non decideranno di muoversi, magari non congiuntamente ma nella stessa direzione: il tempo, oramai, comincia davvero a scarseggiare e i dati illustrati fino a qui parlano chiaro. E i prossimi sviluppi della relativamente “piccola” situazione greca ce lo dimostreranno.

 

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COMMENTI
03/03/2010 - Il qe è la ricetta per il disastro (J B)

"ora serve il quantitative easing, non prima e accompagnato da denaro a pioggia finito di fatto nel portafogli di investimento delle banche" Leggo con interesse i suoi articoli, ma lei crede veramente che il qe porti da qualche parte? Stampare cartaccia? Ancora più moral hazard? Fallite che tanto vi salviamo? Francamente spero la UE dimostrerà gli attributi lasciando la Grecia al suo destino se non implementa i tagli da macelleria sociale che ha paventato e non rientra. Questo lancerebbe un segnale molto forte agli US, che, invece, ho idea ricorreranno alla stampante per salvare gli stati dell'unione. Alla fine, nel lungo periodo, saranno tutte le monete a svalutarsi nei confronti dei metalli preziosi (oro in primis e argento e platino. Se poi la cartaccia da qe va in circolo... allora ne vedremo delle belle con le commodities. Non vorrei si facesse l'errore di paragonare la situazione odierna al Giappone.

 
02/03/2010 - il fallimento della Gracia (celestino ferraro)

Ma non è solo la Grecia a vedersela brutta, anche in USA vi sono stati disperatamente sull'orlo della bancarotta. Come sia potuto accadere che organizzazioni e istituzioni statali stiano fallendo è un mistero che non ancora s'è capito. Come è possibile affrontare delle spese pubbliche con le casse vuote? Debiti! E come si pagano? Prima del fallimento ci sarebbe da sbattere in galera tutti coloro che si sono avventurati a spendere senza averna la possibilità: una spesa volutamente fraudolenta. Anche per lo Stato italiano i governanti d'epoca dovrebbero renderci conto di come sia stato possibile accumulare un debito di milioni di miliardi senza avere la minima idea da dove ricavare i fondi. Questa degli Stati che hanno come principio lo sperpero del pubblico denaro dovrebbe essere la prima lotta che governi seri dovrebbero affrontare per riportare l'economia ai giusti livelli di spesa. ECONOMIA, etimologicamente significa (OICOS -casa, NOMOS - norma)NORMA DELLA CASA. Se casa mia fosse amministrata come lo Stato italiano, starei in galera da un bel pezzo.