BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FERROVIE/ Il "vizio" all'italiana: a che serve l’alta velocità se non ci metti la concorrenza?

L’alta velocità cresce, ma non come preventivato. Da dove trae allora Trenitalia le sue risorse? Ce lo spiega ROBERTO MELINI

Trenitalia_NastroR375_04mar09.jpg (Foto)

L’alta velocità ferroviaria è ormai in funzione a pieno regime in Italia da circa tre mesi. Dopo molte problematiche, legate alla nuova infrastruttura, i dati pubblicati da Ferrovie dello Stato indicano un buono sviluppo della clientela che utilizza i FrecciaRossa e i FrecciaArgento. In particolare sulla Roma-Milano si è avuto nel primo bimestre del 2010 un incremento del 20% del numero di passeggeri , mentre sulla Milano-Napoli l’incremento è stato del 27%. Nel complesso circa 3 milioni di clienti hanno utilizzato il nuovo servizio ad alta velocità di Trenitalia.

 

La possibilità di “coprire” la tratta tra le due più importanti città d’Italia in tre ore ha dunque permesso un incremento degli utilizzatori, nonostante una crescita dei prezzi e un miglioramento dell’offerta di Alitalia rispetto alla difficile ripartenza della compagnia aerea. A queste due variabili che hanno influito positivamente sul traffico ferroviario, bisogna tuttavia ricordare che i primi due mesi del 2009 sono stati tra i più difficili per l’economia italiana e per il trasporto in Italia in generale. Sono dunque così positivi questi dati appena pubblicati dall’azienda controllata dal ministero dell’Economia?

 

L’aumento dell’offerta dovrebbe essere stato molto superiore al 20% registrato della domanda e dunque vi è stato un calo quasi certo del riempimento di ogni treno FrecciaRossa. Il piano industriale presentato il 13 febbraio del 2009 ai sindacati infatti prevedeva un incremento dell’offerta di circa il 42%. Come è possibile che un’azienda possa subire un calo del load factor e migliorare il proprio bilancio, come è stato effettuato negli ultimi anni da Ferrovie dello Stato?

 

A questo punto entra in gioco l’azionista unico dell’azienda ferroviaria: lo Stato Italiano. Attraverso i sussidi e i contributi le Regioni, gli Enti Locali e lo Stato direttamente hanno trasferito una somma maggiore di denaro pubblico, secondo quanto riportato dallo stesso bilancio di Trenitalia. Nel triennio 2006-2008 i contributi e sussidi pubblici sono aumentati di circa il 25%, mentre l’offerta di treni è rimasta pressoché stabile.

 

Si comprende dunque che l’azione di Trenitalia di incrementare l’offerta di servizi ad alta velocità è la tipica strategia dell’incumbent che vuole impedire, o almeno ostacolare l’ingresso di un rivale nel mercato. Il problema è dovuto al fatto che Trenitalia è un monopolista pubblico che ha questa posizione dominante non per merito della sua capacità d'innovazione bensì grazie a un monopolio legale storico.

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO