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Economia e Finanza

DIBATTITO/ Oltre gli incentivi, ecco cosa serve alle nostre imprese

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Si tratta di cifre impressionanti che testimoniano una capacità imprenditoriale ben lungi dall’essere stata piegata dalla crisi. E soprattutto capace di sopravvivere a quella che è una peculiare contraddizione della nostra cultura. Da un lato siamo il Paese maggiormente caratterizzato dalla presenza di piccole imprese - che da sempre, costituiscono il perno insostituibile del nostro sistema economico per la loro capacità di competere e di creare ricchezza - e dall’altro da noi più che altrove il fenomeno imprenditoriale è criticato e messo sotto accusa.

 

Il piccolo imprenditore deve sempre giustificarsi da una serie di accuse che vanno dalla presunta (e perciò certa!) evasione fiscale, alla smania di arricchimento, sino allo sfruttamento dei lavoratori. E quando si interviene con misure a sostegno del nostro sistema produttivo c’è sempre chi intravede uno scambio, un favoritismo o peggio.

 

Fortunatamente ci sono segnali importanti di un’inversione di tendenza. Il cosiddetto Statuto delle imprese, formalmente il progetto di legge “Norme per la tutela della libertà d’impresa”, promosso da Raffaello Vignali e sottoscritto da 130 parlamentari di entrambi gli schieramenti e attualmente in discussione presso la Commissione Attività produttive della Camera, rappresenta una risposta culturale forte che si propone non solo di rafforzare le nostre imprese liberandole dei tanti ostacoli, soprattutto burocratici, che ancora le penalizzano ma anche di promuovere un nuovo rapporto tra imprese e opinione pubblica, valorizzando la libera iniziativa in una visione sussidiaria dei rapporti tra Stato, società e mercato.

 

Sono molte le misure specifiche previste nello Statuto dei lavoratori che ci sembrano particolarmente meritorie (e sulle quali ci proponiamo di tornare in un successivo articolo): vantaggi fiscali per gli utili reinvestiti, la creazione di un’agenzia per le micro, piccole e medie imprese, l’istituzione di una Commissione bicamerale con il compito di valutare preventivamente le norme aventi per oggetto le imprese. Certo è che rendere merito al valore economico e sociale delle nostre imprese è oggi un atto dovuto per la capacità dei nostri imprenditori di contribuire allo sviluppo del Paese.

 

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COMMENTI
24/03/2010 - A chi serve il fondo 2 (Roberto Alabiso)

Egr. Sig.Marseguerra, grazie per aver considerato il mio commento, a cui aggiungerei un' altra riflessione o convinzione che è talmente condivisa che mi sembra dire e sentire sempre le stesse cose, così che anche vere e sacrosante che sono, perdono per questa ripetizione continua tutta la loro efficacia come una specie di ritornello o cantilena a cui nessuno di chi avrebbe la possibilità di intervenire, anche con idee o fatti concreti, fa più caso. L'Italia è cresciuta o sopratutto per Le PMI, gli artigiani le aziende agricole anche piccole, tutte le imprese a conduzione familiare ecc. Oggi non è più opportuno intraprendere strade simili in particolare per i nostri giovani, mi chiedo quali potranno essere a breve per loro, nuove opportunità. La grande impresa licenzia più facilmente persone che diventano numeri in eccesso ai fini di un incremento degli utili, ai quali tutto si sacrifica; la piccola impresa chiude o sopravvive temporaneamente con la cigs, lo Stato riduce o annulla le nuove assunzioni, quale è la prospettiva. Si dice che bisogna innovare, è la parola d'ordine per dare una giustificazione alla chiusura di tante aziende, e per avvilire ancora di più imprenditori con esperienza di generazioni. Secondo me e non solo, dire che non ci sono soldi e il bicchiere è mezzo pieno, non è sufficiente. Se poi uno si vuol convincere che lo sia , gli sarà più facile stando dal lato di chi soffre meno, per gli altri sarà, pur con tutta la buona volontà un pò più difficile.

 
23/03/2010 - PAGAMENTI (Massimo Limonta)

Condivido quando dice Alabisio; è indubbio che oggi tutte le imprese hanno bisogno di aiuti ma, come sempre, questi vengono distribuiti selezionando a monte gli eventuali destinatari (tra i quali viste le dimensioni vi sono anche quelli che delocalizzano....). Più equamente, e per dare a tutti le stesse possibilità, sarebbe secondo me più opportuno incentivare tramite detassazione e sburocratizzazione; tutti gli imprenditori con cui parlo sono spossati dall'enorme quantità di vincoli e norme che comportano ormai un'impegno quasi superiore all'attività vera e propria (che è ciò che crea ricchezza). Altra nota dolente sono i pagamenti: spesso le imprese più grandi (destinatarie degli aiuti), si avvalgono della collaborazione di aziende più piccole ed artigiani che ricevono i pagamenti dopo svariati mesi SENZA POSSIBILITA' CONCRETE DI AGIRE NEI CONFRONTI DEI CREDITORI; le cosidddtte "vie legali" sono semplicemente anacronistiche e spesso assurde per non dire ridicole. Conosco persone che hanno dovuto chiudere attività anche con diversi dipendenti non per mancanza di lavoro ma per prolungata mancanza di pagamenti. E' a livello strutturale che si deve intervenire, non con aiuti una tantum....

 
23/03/2010 - Un fondo per chi non ne ha di bisogno (Roberto Alabiso)

....ma tuttavia sembra che, dopo lunghi mesi di assenza, l’esecutivo abbia finalmente ripreso la strada del sostegno alla piccola imprenditorialità..... Egr. Sig Marseguerra, mi pare strano che Le sia sfuggito un particolare, e cioè che le imprese che non fatturano almeno 10 Mln di Euro sono tantissime e sono quelle che oltre a soffrire da lungo tempo, oggi stanno chiudendo. Un' impresa con 15 addetti, che produce divani, dalle mie parti, in Sicilia, se va bene, riesce a fattura 2 mln di euro. Capisco l'-arretratezza- della mia terra, dove una Panda costa produrla 1000 euro in più, ma anche lavorando la notte si potrebbero produrre 4 mln di euro in divani. Poi la questione sarebbe venderli. Ci sono 4 mln di PMI che non arrivano a 10 mln di fatturato, mi chiedo a chi serve questo fondo? Forse a delle imprese che non ne hanno bisogno. Una cosa però si può affermare con certezza, dal punto di vista mediatico suona benissimo, sopratutto per tutti coloro che piccola media impresa non sanno nemmeno cosa sia.

RISPOSTA:

Caro Sig. Alabiso, Lei tocca un tasto dolente: spesso le misure che dovrebbero favorire le piccole imprese in realtà risultano di vantaggio solo per le grandi e tutt’al più per le medie. Anche in questo caso, come correttamente dice Lei, molte piccole e piccolissime imprese non potranno usufruire di questo fondo. E’ una storia vecchia ma tenga anche presente che un piccolissimo imprenditore può comunque partecipare, se non altro indirettamente, della sopravvivenza di un’impresa un po’ più grande (ad esempio come fornitore). E poi, in periodi di vacche magre e in mancanza d’altro, forse è meglio vedere il bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto. Anch’io vedrei di buon occhio misure per una platea più ampia di imprese ma i nostri vincoli di bilancio non lasciano purtroppo molto spazio. (Giovanni Marseguerra)