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FINANZA/ 2. C'è un modello Milano contro la "truffa" dei derivati

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Questa d’altra parte è la linea seguita anche dai politici milanesi a partire da Giacomo Beretta, ex presidente della Commissione bilancio del Comune di Milano e da circa un anno assessore al bilancio nella giunta guidata da Letizia Moratti. “Io non voglio assolutamente demonizzare lo strumento dei derivati - ha detto a ilsussidiario.net - È un prodotto complesso e le amministrazioni dovrebbero usarlo con prudenza perché quando si parla di denaro pubblico la cautela è obbligatoria. Nel caso specifico penso che sia stato un errore indebitare il Comune per un periodo così lungo, 25 anni, esponendosi al rischio di tassi variabili. Ma al di là di questo (è stata una scelta sbagliata, ma consapevole) bisogna accertare se ci sono stati dei costi impliciti per milioni di euro che non sono stati palesati durante le trattative per concludere l’operazione di finanziamento e che non compaiono nei relativi contratti”.

 

Beretta ripercorre l’intera storia dell’operazione. Alla fine del 2007, quando la magistratura aveva già iniziato a muoversi e mentre Davide Corritore, consigliere del Pd, preparava gli esposti alla Procura milanese, è stata formata una commissione di saggi per capire, valutare. “Erano tre esperti - ricorda - uno nominato dalla maggioranza, uno dall’opposizione e uno da me in quanto presidente della Commissione bilancio. Questi tecnici hanno lavorato per alcuni mesi, studiato le carte e i contratti, e hanno accertato che effettivamente c’erano dei costi impliciti per un cifra compresa fra i 75 e gli 81 milioni. Di fronte a questa conclusione della Commissione abbiamo deciso di chiedere i danni, di fare causa agli istituti bancari”.

 

Beretta avrebbe voluto aprire un tavolo di trattative con le banche, vedere se era possibile individuare una soluzione mediatrice per recuperare parte (il più possibile) delle commissioni ritenute improprie. Anche per raggiungere un risultato in tempi più rapidi di quelli che saranno dettati dall’iter della giustizia. Ma la via si è rivelata impraticabile: la magistratura era già in azione su un’ipotesi di reato e gli esposti di Corritore lanciavano l’accusa di truffa aggravata. Dunque la presenza di un’iniziativa penale escludeva qualsiasi ipotesi di trattativa tra le parti. Ora il Comune, dopo i 13 rinvii a giudizio, dovrà decidere se presentarsi parte al processo. Tutto lascia pensare che entro il 6 maggio lo farà.

 

Comunque andrà a finire nelle aule di giustizia, questo caso dei derivati permette di fare un’osservazione politica un po’ insolita per l’Italia. Fondata o infondata che sia, siamo di fronte a una storia finanziaria che coinvolge assessori, city manager, una giunta di centro-destra (quella di Gabriele Albertini), banche internazionali, tanti milioni di euro, e un’accanita opposizione che si mette a indagare sulla vicenda e arriva a presentare tre esposti.

 

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