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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. C'è un modello Milano contro la "truffa" dei derivati

L’assessore Pdl Giacomo Beretta e il consigliere comunale Pd Davide Corritore hanno lavorato per far luce sulla “truffa” dei derivati al Comune di Milano

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Quando si tratta di difendere il loro bread and butter gli anglosassoni perdono il tradizionale aplomb, quel distaccato pragmatismo che teorizzano come modello universale di buon comportamento. Anche la stampa cambia stile, diventa di parte, si latinizza.

 

Prendete per esempio il Financial Times di venerdì scorso. Nella rubrica Lex column è venuto in soccorso di Jp Morgan, Ubs, Deutsche bank, Depfa rinviate a giudizio dal Gup di Milano Simone Luerti per la vicenda dei derivati che, secondo l’accusa, sarebbero costati al Comune di Milano una cifra vicina ai 100 milioni di euro in commissioni occulte.

La Lex ha scritto in sostanza che non c’è nulla di poco ortodosso in quanto hanno fatto i quattro istituti di credito visto che la stessa pratica viene seguita dalle amministrazioni di tutte le principali città europee; ha ironizzato sull’atteggiamento di Milano che si ritiene la capitale economico-finanziaria d’Italia e si comporta invece “come una piccola città di provincia quando sostiene di non aver capito i termini dell’operazione”.

In più, come chicca finale, la famosa rubrica del Financial Times ha fatto delle insinuazioni sull’operato della magistratura, giudicando strano che la vicenda dei derivati, “tenuta in forno per due anni”, sia esplosa proprio adesso alla vigilia di elezioni regionali che hanno comunque una forte valenza politica nazionale. In sostanza è successo questo: il Financial Times che, assieme alla gran parte della stampa britannica, attacca sistematicamente Silvio Berlusconi per le sue critiche alla magistratura politicizzata, ha accusato la stessa magistratura italiana di prestarsi in questa occasione a oscuri giochetti partitici (non si capisce bene a favore di chi).

Davvero straordinaria questa lezione di giornalismo. Che rischia di portare la vicenda dei derivati e della presunta truffa subita da palazzo Marino su un terreno di scontro fra differenti anime del capitalismo che francamente non c’entra nulla. Qui si tratta di stabilire se in un caso specifico c’è stato o meno un atteggiamento ingannevole da parte di 13 persone rinviate a giudizio. La magistratura a partire dal 6 maggio prossimo si occuperà della vicenda e stabilirà, nei tre gradi di giudizio previsti dalla legge, se l’accusa è fondata o no.

Quella specifica accusa, riferita a quei precisi episodi. Non è un processo generico, ideologico per mettere alla sbarra la finanza di matrice anglosassone, i suoi prodotti, o la City stessa. Si vuole invece accertare, detto in parole molto povere e poco da gentleman, se in quel 2005 nell’operazione derivati qualcuno ha tirato un bidone al Comune di Milano nascondendo delle commissioni che sarebbero emerse solo in seguito, oppure se questo non è successo. Punto.

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