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FIAT/ Il piano industriale reale di Marchionne ed Elkann

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Il problema è come verrà scomposta Powertrain che concentra la motoristica, come saranno suddivisi i debiti del gruppo, che fine faranno le risorse più importanti: gli uomini. E ancora: con quali denari portare a termine l'operazione e con quali prodotti. Casse e cassetti, come sempre.

 

Il primo quesito riguarda i motori italiani: sono verdi abbastanza? Tutte le grandi case stano lavorando per ridurre i consumi a parità di potenza e per cercare alternative ai combustibili fossili. La 500 elettrica è soprattutto una bella bandierina. L'ibrido è appannaggio dei giapponesi. Riccardo Ruggeri, ex top manager del Lingotto, l'uomo che realizzò New Holland mettendo insieme le macchie agricole Fiat e Ford, nel suo ultimo libro “Parola di Marchionne”, si chiede: “A chi vendere Chrysler-Fiat-Alfa Romeo in America? A quale cliente? C’è una visione di tipologia di acquirente?”.

 

Ecco le domande chiave per giudicare il piano strategico. “A oggi l’accordo tra Fiat e Chrysler appare una fusione fredda - sottolinea Ruggeri - Per competere e vincere occorre scaldare di più la miscela, ma ci vuole molto gas, tanta immaginazione e soprattutto tanti soldi”. E allora dai cassetti torniamo alle casse. L'operazione Chrysler è stata realizzata con i soldi dei contribuenti americani. A “chilometri zero” per gli eredi Agnelli. E francamente non si capisce come si possa costruire una grande multinazionale senza sborsare un quattrino. Un nonsense? O una rivoluzione nel business model del capitalismo uscito dalla grande crisi?



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