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Economia e Finanza

FINANZA/ La Grecia affonda e l’Italia finisce nel mirino di Goldman Sachs

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Parlando economicamente, ormai all’Europa sono venuti a mancare i fondamentali. Lo dice nel suo ultimo outlook anche Nouriel Roubini, secondo cui «le difficoltà già presenti in paesi come Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo saranno aggravate dai non più prorogabili pacchetti di austerità fiscale che porteranno una contrazione della crescita in un momento in cui il settore privato, anche quello finanziario, è ben lungi dall’aver ritrovato un proprio punto di equilibrio».

 

Insomma, sono tempi bui. Soprattutto quando tornano le coincidenze e gli accadimenti a orologeria. Appare quantomeno sospetto, infatti, il ritorno del terrorismo qaedista con l’attentato alla metropolitana di Mosca, proprio quando Gazprom, l’ente energetico statale russo, aveva cominciato una campagna molto aggressiva in Europa, in particolar modo nel Regno Unito dove era pronta a un investimento da 1 miliardo di sterline per diventare il principale fornitore di carburante del paese.

 

Si tratterà certamente di una coincidenza, ma nel dubbio conviene sempre cercare la verità tra le righe della realtà, oltre che tra quelle della storia. Attenzione, si muovono persone e cose là fuori. E, purtroppo, cominciano a muoversi - ancora - i cds sul rischio di default sovrano. Anche italiani questa volta. Lo ha detto Goldman Sachs. Speriamo che Mario Draghi approdi dove deve, ovvero alla Bce, altrimenti la macabra danza suicida della Germania porterà tutti, noi compresi, nel vortice della stagnazione.

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COMMENTI
31/03/2010 - La crisi è finita (Roberto Alabiso)

Egr. Sig. Bottarelli, è ormai inutile che Lei continui a spaventarci con le Sue analisi e previsioni a lungo termine, con il fatto che l'Italia avrà un debito del 120% nel 2010, che l'Europa è un nano tra i giganti e cose del genere. Oggi la crisi è alle nostre spalle, finita, dissolta, scomparsa da tutti gli scenari mediatici. Dominano le regionali ed i loro risultati. Cosa c'è di più bello nella vita che potere decidere e programmare cosa potremo fare con i soldi e le risorse che non ci sono. L'importane è garantire un buon 60/70% degli Italiani, almeno per ora , per il resto c'è la Caritas ed il volontariato. Il punto è che nessuno ancora si vuol mettere in testa che il mondo sta cambiando, e dopotutto non c'è niente di male , è il naturale svolgimento della storia. Chi avrà in mano il potere economico avrà in mano il mondo e ne deciderà anche la cultura, cosa bere, mangiare come divertirsi e sopratutto cosa pensare. Lo scopo è quello. Però ancora è troppo presto parlarne, tra cinque o dieci anni, ma forse prima, sarà chiaro per tutti. Per il momento speriamo solo che non succeda e magari continuiamo a predire gli scenari economici mondiali futuri soltanto come esercizio e mai prendendoci troppo sul serio o provare a fare mosse per cambiare direzione. La notte vogliamo ancora continuare a fare sonni tranquilli ed i manovratori non vanno mai disturbati, nè farli troppo impensierire. Buona Giornata

 
30/03/2010 - Una domanda banalissima (Francesco Giuseppe Pianori)

Come mai la Cina è "il maggior detentore del mondo del debito europeo"? Cosa ci fa la Cina con i nostri debiti? Come mai La Cina ha questo potere di fare e disfare sull'economia europea? Chi glielo ha dato? E se invece di tante chiacchiere e finanza egoista riscoprissimo il valore economico della "Caritas in veritate"?

 
30/03/2010 - La realtà ci da segnali inquivocabili (paolo paoletti)

Sono molto d'accordo con Bottarelli che serve guardare nelel pieghe della realtà. Porto solo due esempi: il primo la chiusura di negozi "italiani", le cosiddette botteghe, che da anni si vede nelle nostre città e la sostituzione con "botteghe" straniere che molto spesso sono anche "brutte". Il secondo la mancanza di uns scolarizzazione volta alle professioni, cosidette "artigianali", ma che potrebebero aprire spazi di lavoro ai giovani. Questi due fattori realmente visibili e che da anni segnano la nostra realtà sono stati completamente sottovalutati e occupati da "altri". Penso che l'Europa debba smetetre di compiangersi e gongolarsi, partendo da un desiderio di ricostruire nell'educare il proprio popolo che la storia, ovvero la memoria di un petriodo come il medioevo,ha gìà fatto vedere come ripartire e ricrescere.

 
30/03/2010 - Lavorare meno ma lavorare tutti! (renato grassano)

Il dato sul cemento non mi sorprende nel senso che conferma quello che penso e cioè che con questa crisi si é chiusa un’era per l’Europa e forse anche per gli USA e che se di ripresa si dovrà parlare essa beneficerà in larghissima misura i cosiddetti paesi in via di sviluppo. Purtroppo i politici nostrani sarebbe meglio che cessassero di raccontarci le favole e iniziassero a spiegare al popolo di come stanno veramente le cose. Non penso che il futuro che ci attende sia catastrofico perché l’Europa rappresenta pur sempre un area di scambio di centinaia di milioni di persone che devono comunque mangiare, vestirsi e muoversi, dovremo però scordaci gli incrementi dei consumi anno/anno del passato che caleranno ancora unitamente alla persistenza di una elevata disoccupazione strutturale. La crisi che attraversiamo rappresenta una bella sfida per una classe politica che voglia cimentarsi a governare i problemi che abbiamo dinnanzi soprattutto per quanto riguarda la creazione di posti di lavoro la cui rarefazione e precarietà dovrebbero essere al punto numero uno della agenda politica. Quello che deprima la persona non é il ritorno ad una più diffusa povertà che di per se non e’ causa di infelicità ma la mancanza di un lavoro perché questo colpisce la dignità dell’uomo. Oggi in occidente potrebbe essere arrivato il momento di rispolverare e tentare di applicare lo slogan del 68: lavorare meno ma lavorare tutti!