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FINANZA/ La Grecia affonda e l’Italia finisce nel mirino di Goldman Sachs

La risposta alla crisi della Grecia pare non sarà efficace e l’Europa rischia di restare indietro. Intanto c’è chi punta il mirino contro l’Italia

Euro_Cubetti_GhiaccioR375.jpg (Foto)

A lanciare l’allarme ci ha pensato un osservatore molto speciale, ovvero il più grande detentore del mondo del debito europeo: per il vice-governatore della Banca centrale cinese, infatti, «la Grecia è solo la punta dell’iceberg, ora la più grande preoccupazione è ovviamente rappresentata da Spagna e Italia». Eccoci, qualcuno comincia a prendere la mira.

 

Il vertice europeo dei capi di Stato e di governo, nei fatti, non ha sortito alcun effetto: la risposta alla crisi greca è stata ovviamente quella più semplice e scontata, ovvero un intervento misto di Fmi ed Europa, con quest’ultima che si limita a prestiti bilaterali di ultima istanza al fine di evitare l’infrazione dell’articolo 125 dei Trattati comunitari.

 

Detta così, appare molto formale. Nei fatti, si è dovuto mediare tra la volontà tedesca di non pagare per gli errori di Atene e il dato di fatto in base al quale i fondi del Fmi non erano sufficienti a coprire il fabbisogno finanziario di cui la Grecia necessita assolutamente entro giugno per rifinanziare il debito. Una cosa è certa e lo ha confermato Lorenzo Bini Smaghi: «Il compromesso raggiunto ha evitato una Lehman europea».

 

Verissimo. Ora, però, si teme che la politica tedesca porti alcuni tra i paesi più esposti in una spirale deflattiva. A dire il vero, il rischio è esattamente l’opposto: per mangiare il debito pubblico, facendolo di fatto pagare ai cittadini-contribuenti, la ricetta migliore è quella dell’inflazione e non manca molto alla riproposizione in grande stile di questa strategia di leva macroeconomica. Ma, pur avendo evitato la nostra Lehman, il peggio è davvero passato?

 

Stando ai calcoli di Erik Nielsen di Goldman Sachs, la Grecia deve racimolare 24,7 miliardi di euro entro la fine di maggio: le ammortizzazioni di lungo termine del debito rappresentano il 7% del Pil quest’anno, il 10,2% nel 2011, l’11,8% nel 2012, il 9,7% nel 2013 e il 10,4% nel 2014. Insomma, la Grecia deve affrontare sia una crisi di liquidità che di solvibilità. Per Nielsen, che ha preparato al riguardo il report “Here comes the Imf”, «non è affatto chiaro e scontato che i rappresentanti politici europei abbiamo compreso la reale entità del problema».

 

Su questo, non abbiamo dubbi. Anche perché, a differenza dei burocrati, il signor Nielsen sa leggere davvero i bilanci e spulciando i dati ufficiali resi noti lo scorso mese dalla Grecia ha scoperto che «in termini di cash, il debito greco è al 16% sul Pil e non al 12,7% che viene spacciato in termini di accumulazione». Tradotto, la Grecia sta affondando. Per riuscire a uscire dal baratro, la Grecia dovrà dar vita a una sorta di svalutazione interna di almeno il 20-25% per ritrovare competitività: ma questo significa draconiani tagli salariali e, quindi, una crisi sociale alle porte.

 

Insomma, siamo a una sorta di riproposizione del default controllato che nel 2003 colpì l’Uruguay: peccato che all’epoca il tutto era fatto sotto la tutela di un molto più sano Fmi, ora si naviga a vista. E, oltretutto, con scarsissima conoscenza dei reali limiti che l’Europa conoscerà nel prossimo decennio a livello di crescita. A dircelo è il cemento.

 

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COMMENTI
31/03/2010 - La crisi è finita (Roberto Alabiso)

Egr. Sig. Bottarelli, è ormai inutile che Lei continui a spaventarci con le Sue analisi e previsioni a lungo termine, con il fatto che l'Italia avrà un debito del 120% nel 2010, che l'Europa è un nano tra i giganti e cose del genere. Oggi la crisi è alle nostre spalle, finita, dissolta, scomparsa da tutti gli scenari mediatici. Dominano le regionali ed i loro risultati. Cosa c'è di più bello nella vita che potere decidere e programmare cosa potremo fare con i soldi e le risorse che non ci sono. L'importane è garantire un buon 60/70% degli Italiani, almeno per ora , per il resto c'è la Caritas ed il volontariato. Il punto è che nessuno ancora si vuol mettere in testa che il mondo sta cambiando, e dopotutto non c'è niente di male , è il naturale svolgimento della storia. Chi avrà in mano il potere economico avrà in mano il mondo e ne deciderà anche la cultura, cosa bere, mangiare come divertirsi e sopratutto cosa pensare. Lo scopo è quello. Però ancora è troppo presto parlarne, tra cinque o dieci anni, ma forse prima, sarà chiaro per tutti. Per il momento speriamo solo che non succeda e magari continuiamo a predire gli scenari economici mondiali futuri soltanto come esercizio e mai prendendoci troppo sul serio o provare a fare mosse per cambiare direzione. La notte vogliamo ancora continuare a fare sonni tranquilli ed i manovratori non vanno mai disturbati, nè farli troppo impensierire. Buona Giornata

 
30/03/2010 - Una domanda banalissima (Francesco Giuseppe Pianori)

Come mai la Cina è "il maggior detentore del mondo del debito europeo"? Cosa ci fa la Cina con i nostri debiti? Come mai La Cina ha questo potere di fare e disfare sull'economia europea? Chi glielo ha dato? E se invece di tante chiacchiere e finanza egoista riscoprissimo il valore economico della "Caritas in veritate"?

 
30/03/2010 - La realtà ci da segnali inquivocabili (paolo paoletti)

Sono molto d'accordo con Bottarelli che serve guardare nelel pieghe della realtà. Porto solo due esempi: il primo la chiusura di negozi "italiani", le cosiddette botteghe, che da anni si vede nelle nostre città e la sostituzione con "botteghe" straniere che molto spesso sono anche "brutte". Il secondo la mancanza di uns scolarizzazione volta alle professioni, cosidette "artigianali", ma che potrebebero aprire spazi di lavoro ai giovani. Questi due fattori realmente visibili e che da anni segnano la nostra realtà sono stati completamente sottovalutati e occupati da "altri". Penso che l'Europa debba smetetre di compiangersi e gongolarsi, partendo da un desiderio di ricostruire nell'educare il proprio popolo che la storia, ovvero la memoria di un petriodo come il medioevo,ha gìà fatto vedere come ripartire e ricrescere.

 
30/03/2010 - Lavorare meno ma lavorare tutti! (renato grassano)

Il dato sul cemento non mi sorprende nel senso che conferma quello che penso e cioè che con questa crisi si é chiusa un’era per l’Europa e forse anche per gli USA e che se di ripresa si dovrà parlare essa beneficerà in larghissima misura i cosiddetti paesi in via di sviluppo. Purtroppo i politici nostrani sarebbe meglio che cessassero di raccontarci le favole e iniziassero a spiegare al popolo di come stanno veramente le cose. Non penso che il futuro che ci attende sia catastrofico perché l’Europa rappresenta pur sempre un area di scambio di centinaia di milioni di persone che devono comunque mangiare, vestirsi e muoversi, dovremo però scordaci gli incrementi dei consumi anno/anno del passato che caleranno ancora unitamente alla persistenza di una elevata disoccupazione strutturale. La crisi che attraversiamo rappresenta una bella sfida per una classe politica che voglia cimentarsi a governare i problemi che abbiamo dinnanzi soprattutto per quanto riguarda la creazione di posti di lavoro la cui rarefazione e precarietà dovrebbero essere al punto numero uno della agenda politica. Quello che deprima la persona non é il ritorno ad una più diffusa povertà che di per se non e’ causa di infelicità ma la mancanza di un lavoro perché questo colpisce la dignità dell’uomo. Oggi in occidente potrebbe essere arrivato il momento di rispolverare e tentare di applicare lo slogan del 68: lavorare meno ma lavorare tutti!