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FINANZA/ Per salvare la Grecia, Francia e Germania affossano l’euro

Pubblicazione:giovedì 4 marzo 2010

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Vediamo come. L’altro giorno il commissario per il Mercato interno dell’Unione, Michael Bernier, ha così tuonato contro gli hedge funds e le loro scommesse sui cds legati al debito greco: «Io voglio sapere chi ha fatto cosa… Io voglio capire». Confortante il fatto che, a oggi, un uomo in quella posizione non abbia ancora capito cosa stia succedendo. Proviamo a spiegarglielo noi, utilizzando le parole dei portavoce di due fondi, Brevan Howard e Moore Capital: «Oggi come oggi per noi è piu’ sicuro scommettere contro l’intera area euro, contro la valuta comune, che contro un singolo Stato poiché i rischi regolatori nelle scommesse su posizioni di rischio individuale sono troppo grandi, anche alla luce della nuova regolamentazione che l’Ue intende mettere in campo».

 

Capito, quei geni di Bruxelles per tutelare la Grecia, o chi per essa in futuro, mettono l’euro nel mirino. E anche la favola dello speculatore cattivo deve finire: Brevan Howard, che conta un portafoglio di assets da 27 miliardi di dollari, ha solo posizioni contro l’euro, non contro la Grecia. Lo stesso vale per Moore Capital e per Paulson&Co, che infatti ha già smobilitato tutte le posizioni rispetto al debito di Atene. Chi sono, quindi, questi falchi che vogliono la distruzione della Grecia? Chi scommette short si lancia sull’euro, sicuro che se anche andrà in porto il piano da 25 miliardi di euro, la crisi sociale che rischia di divampare per le misure draconiane di riduzione del debito farà partire un effetto domino sui Pigs, con la Spagna pronta a finire nel mirino per un breve periodo.

 

Caro Bernier, non è difficile capire cosa stia succedendo, come vede. Nessuno di noi, per quanto possa voler bene al suo vicino di casa, rischierebbe il pignoramento dell’appartamento per salvare quello di un conoscente: bene, la Grecia paghi il prezzo dei suoi errori e tragga una lezione salutare, così come ha fatto l’Irlanda e l’Italia si faccia sentire in sede Ue al fianco di Londra (in fondo le due Borse sono fuse, perché non dovremmo ritenerci partner privilegiati?), poiché tedeschi e francesi puntano a privatizzare la crisi greca divenendo prestatori di prima istanza e, di fatto, controllori dell’Ue.

 

Anche perché la tensione nell’Ue rischia di salire e molto questo weekend, giorni in cui i cittadini islandesi saranno chiamati a pronunciarsi attraverso un referendum sull’opportunità per ognuno di loro di dover pagare 14mila euro di denaro pubblico, ovvero l’ammontare dei rimborsi chiesti dai governi britannico e olandese per il fallimento Icesave, scatola cinese di banking online che ha lasciato sul lastrico migliaia di correntisti, questi sì, ben poco avveduti.

 

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COMMENTI
05/03/2010 - il deficit inglese e quello italiano (antonio petrina)

Leggendo sul Corsera la situazione inglese con il deficit al 12% ( dopo le critiche dei newspaper britannici all'italia ), veniva di pensare che l'euro ha protetto l'italia dalla crisi e che il monumento a tremonti occorrerà primo o poi farlo,ma forse il segreto italiano è ancora la cultura cattolica rispetto a quella protestante ,nonostante le analisi di superiorità della seconda da parte di max weber.

 
04/03/2010 - Libdem (J B)

Guardi, anch'io come Lei, vivo a Londra, ma e credo esista ancora tra i sudditi di sua Maestà questo senso di unità comune, ma... cosa dovrebbero fare i Libdem? Credo sappia meglio di me sono quanto di peggio esista. Socialisti fino al midollo. Altro che ago della bilancia: sarebbero solo un peso a sinistra dei Labour! Poi coi Conservatori, se questi possono definirsi tali (quanto mi manca la Lady di ferro), voglio proprio vedere che cosa farebbero.