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FINANZA/ Per salvare la Grecia, Francia e Germania affossano l’euro

Contano pochi i piani di salvataggio approvati: Bruxelles per tutelare la Grecia, o chi per essa in futuro, mette l’euro nel mirino degli speculatori internazionali

merkel_sarkozy1R375_22ott08.jpg (Foto)

Quando manca la chiarezza, manca tutto. Soprattutto quando si parla di economia. Cerchiamo, quindi, di farne un pochino in questi giorni di enorme incertezza. Primo, la Gran Bretagna non è la Grecia, anche se il dato del deficit su Pil al 12% è peggiore dei già sgangherati conti di Atene. In Gran Bretagna, infatti, i problemi sono diversi: c’è la resistenza dell’inflazione a cui è molto sensibile il mercato dei bond inglesi, c’è l’impatto di quei 200 miliardi di sterline pompati dalla Bank of England nel sistema ancora tutto da valutare, c’è il rischio di una svalutazione globale della sterlina che preoccupa soprattutto per via dell’esposizione del settore bancario e dei privati.

 

Ma non c’è, a differenza di Atene, un reale rischio sulla ristrutturazione del debito, ovvero la trappola su cui si scommette con i cds. Il perché è semplice: grazie a Dio gli inglesi non hanno l’euro e hanno ancora autonomia valutaria. Secondo punto, la speculazione che ha colpito negli ultimi giorni la sterlina - con scommesse aumentate del 10% in una settimana al Chicago Merchantile Exchange - è strutturale alla crisi politica interna: il rischio di una non maggioranza o, peggio, di un altro governo Brown tra settanta giorni quando si voterà, ha creato le condizioni affinché gli investitori si siano posti short sul pound.

Essendo però la Gran Bretagna un paese in cui la parola bene comune ha ancora un senso, da due giorni i LibDem, ovvero il terzo partito destinato a un ruolo fondamentale in caso di impasse alle urne, stanno rassicurando la City dicendo che non porranno in essere ricatti politici ma che collaboreranno con chiunque vincerà «in nome dell’interesse nazionale». Difficile immaginare Di Pietro o la Lega porsi in questa condizione di responsabilità.

Chi ha shortato il pound lo ha fatto sul breve, arraffa e scappa: la crisi dell’eurozona è altra cosa. E il perché è presto detto. Il mercato dei bond governativi, nei fatti, è il prossimo ciclone subprime: ci sono già tutti i presupposti affinché la bolla esploda, con grande gioia di chi giustamente scommette sulle incapacità - e non le disgrazie - altrui. Il punto fondamentale è infatti questo: per salvare Atene, ovvero per salvare gli interessi franco-tedeschi, l’Ue sta esponendo l’euro a un rischio speculativo potenzialmente devastante.

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COMMENTI
05/03/2010 - il deficit inglese e quello italiano (antonio petrina)

Leggendo sul Corsera la situazione inglese con il deficit al 12% ( dopo le critiche dei newspaper britannici all'italia ), veniva di pensare che l'euro ha protetto l'italia dalla crisi e che il monumento a tremonti occorrerà primo o poi farlo,ma forse il segreto italiano è ancora la cultura cattolica rispetto a quella protestante ,nonostante le analisi di superiorità della seconda da parte di max weber.

 
04/03/2010 - Libdem (J B)

Guardi, anch'io come Lei, vivo a Londra, ma e credo esista ancora tra i sudditi di sua Maestà questo senso di unità comune, ma... cosa dovrebbero fare i Libdem? Credo sappia meglio di me sono quanto di peggio esista. Socialisti fino al midollo. Altro che ago della bilancia: sarebbero solo un peso a sinistra dei Labour! Poi coi Conservatori, se questi possono definirsi tali (quanto mi manca la Lady di ferro), voglio proprio vedere che cosa farebbero.