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FINANZA/ La guerra energetica che arricchisce le banche sulle spalle dei consumatori

Pubblicazione:giovedì 1 aprile 2010

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Il fatto che l’inflazione risalga non deve stupire, visto che questa rappresenta il modo con cui gli Stati “mangiano” debito scaricandone i costi sui cittadini: e visto che ci troviamo di fronte a un’Europa del debito alle stelle, prepariamoci non a un’impennata ma sicuramente a una crescita nei prossimi mesi. Insomma, è un’Europa divisa tra l’ottimismo dei manager e il pessimismo dei cittadini, tra l’euforia esportatrice per l’euro debole che fa felice la Germania e i timori per un numero di disoccupati da record quasi assoluto.

 

Il tutto mentre almeno due Stati stanno per andare a fare compagnia alla Grecia: il Portogallo fresco di downgrade e l’Irlanda, che l’altro giorno ha lanciato la disperata operazione di bad bank attraverso cui la National Asset Management Agency ricomprerà a prezzi di sconto i titoli tossici ancora nei bilanci degli istituti di credito pagando 8,5 miliardi di euro a fronte di un mark-to-market di quella spazzatura pari a 16 miliardi, il 47% in meno rispetto al nominale.

 

Speriamo per Dublino che questo sia sufficiente, non avendo potuto godere degli aiuti e delle attenzioni riservate alla Grecia dall’Ue, ma temiamo che non basterà e la tenuta sociale dell’ex tigre celtica sarà messa a dura prova da un “primavera dello scontento” basata su nuovi tagli, nuovi buchi alla cintura della spesa e disoccupazione record.

 

Diciamo questo perché proprio ieri la Bank of Ireland ha presentato un rosso da tre miliardi di euro nei primi nove mesi dell’anno finanziario e annunciato la necessità di raggranellare 2,7 miliardi di euro per puntellare i bilanci: auguri, i cds nel frattempo schizzano alle stelle. Ma mentre l’Europa langue tra stime tutte da verificare e guai, invece, decisamente concreti, nel mondo si tornano a muovere pedine molto chiare e si dichiara guerra in nome dell’energia, il mezzo migliore per uscire dalla crisi. O, altrimenti, per farci ripiombare in maniera devastante qualche nemico.

 

Non è un caso che ieri il capo dei servizi segreti russi abbia chiamato in causa la Georgia per l’attentato di Mosca, costato la vita a 39 persone e il ferimento di altre decine. Nell’agosto del 2008 si arrivò quasi alla guerra tra i due paesi per la disputa sulla piccola regione dell’Ossezia, ma anche allora i motivi erano ben altri, gli stessi di oggi: il ruolo quasi monopolista della russi nel campo energetico e di idrocarburi, con Gazprom pronta ad investimenti miliardari per invadere l’Europa e divenirne unico referente nel settore.

 

Partiamo da lontano. Con una serie di accordi, la Russia si è assicurata buona parte di petrolio e gas estratti in Kazakistan e Turkmenistan. Ciononostante, i due Paesi commerciano anche con altri partner, bypassando la Russia attraverso il Mar Caspio. Trasportate via mare, le materie prime sbarcano presso Baku, in Azerbaijan. Da qui, integrate con le ricche riserve azere, attraversano chilometri di deserto verso ovest. Un vecchio oleodotto (Baku-Novorossijsk) raggiunge il Mar Nero via Russia. Altre tre condutture passano invece per la Georgia, e su queste ha investito l’Occidente con lo scopo di tagliar fuori proprio il gigante di Putin e Medvedev.

 

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