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Economia e Finanza

TASSE/ Campiglio: Caro Tremonti, la tua riforma fiscale penalizza le famiglie

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Perché si dice che il quoziente famigliare è un costo (la cifra indicata è di circa 8 miliardi): ma a chi costa? La risposta in realtà è “alle famiglie stesse”. Mi spiego: dire che sia un costo, significa ammettere implicitamente che un’ampia fascia di famiglie italiane sta pagando più imposte del necessario per 8 miliardi di euro. In una situazione così delicata per tanti aspetti (in particolare demografico e congiunturale) come quella che stiamo vivendo, avere un’imposta “occulta” che pesa sulle famiglie, soprattutto quelle che hanno reddito dipendente, è una cosa che va al di là del bene e del male.

 

Mi scusi, ma liberare le famiglie da imposte per 8 miliardi di euro potrebbe permettere di aumentare la loro capacità di spesa. Se nel contempo la tassazione si sposta sui consumi sarebbe anche possibile “recuperare” gli 8 miliardi a cui si rinuncia.

 

Certamente. E per questo sostengo che il quoziente famigliare (o comunque le politiche fiscali in favore della famiglia) sia un ottimo strumento per favorire la ripresa e lo sviluppo economico: si possono infatti stimolare i consumi in un momento importante come quello attuale. Rinunciare a un’imposta “occulta” potrebbe quindi avere i suoi vantaggi in un periodo relativamente breve.

 

Questo discorso del “costo” vale anche per l’Irap?

 

Sì. In questo caso bisogna anche ricordare che per la sua struttura particolare, l’Irap è un’imposta che colpisce in misura maggiore le imprese che offrono posti di lavoro.

 

Ieri sono stati diffusi i dati del Dipartimento delle Finanze relativi alle dichiarazioni dei redditi del 2009. Emerge che oltre la metà degli italiani ha dichiarato redditi inferiori ai 15.000 euro annui. Siamo davvero un popolo così povero?

 

Questi dati dovrebbero comprendere la gran parte dei redditi che vanno poi a comporre il Prodotto interno lordo. La questione è che basta guardarsi intorno per capire che queste cifre sono indubbiamente lontane dall’esperienza quotidiana di molti: i redditi lordi sono probabilmente nella media superiori. Inoltre la quota dei redditi considerati alti in questi dati è piuttosto bassa: 100.000 euro non sono poi una così gran cifra per essere considerati “ricchi”.

 

Significa allora che questi dati sono in qualche modo viziati dall’evasione fiscale?

 

Credo proprio di sì. Non dobbiamo dimenticare che circa il 20% del Pil è totalmente inosservato dal fisco: una cifra che equivale a circa il 30% dei redditi da lavoro dipendente.

 

I dati si riferiscono alle dichiarazioni del 2009, quindi ai redditi percepiti nel 2008. Pensa che la crisi economica possa ora aver peggiorato la situazione?

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’INTERVISTA A LUIGI CAMPIGLIO SULLA RIFORMA FISCALE DI GIULIO TREMONTI CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO


COMMENTI
01/04/2010 - Caro Tremonti dacci una mano, o anche due! (claudia mazzola)

Ieri Antonio mi dice che è in cassa integrazione ben tutto il 2010 ad € 1.150,00 al mese e per il 2011 passerà ad un contratto di solidarietà che gli permetterà di riprendere a lavorare per € 950,00 mensili. Sono contenta per lui ma non per le famiglie che sborsano per lui, sono queste anche da aiutare.

 
01/04/2010 - Non solo le famiglie (Roberto Alabiso)

Il professor Campiglio, nella sua analisi ha dimenticato le PMI che con le famiglie vanno di pari passo. Come rinunciare agli introiti che da entrambe derivano. Se si riducono gli utili nelle imprese e molte di queste chiudono, dove andare a recuperare altre tasse. Lo scudo è andato, a meno di altri colpi di genio, o di riuscire a recuperare l'evasione da chi possiede yacth nelle Caiman, cosa improbabile, sono certo che a pagare saranno , come al solito i più deboli come già avviene. Per capire questo non ci vuole molto, basta guardarsi un pò intorno. Grazie Buona Giornata