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TASSE/ Campiglio: Caro Tremonti, la tua riforma fiscale penalizza le famiglie

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Me lo auguro, anche se non sarà facile mantenere l’impegno. Ripeto: si tratta di una riforma desiderabile, ma un cambiamento di questo genere può ragionevolmente incontrare ostacoli in quella che definirei “la tirrania dello status quo”, ovvero l’opposizione di settori che potrebbero essere penalizzati dal cambiamento. È questo che purtroppo tiene ingessato il nostro paese. Inoltre, il momento congiunturale attuale non è forse il più favorevole per andare a focalizzare le imposte sui consumi, che dovrebbero essere invece favoriti.

 

Tremonti ha detto che questa sarà “la riforma delle riforme”. È d’accordo?

 

Si tratta di un cambiamento importante, ma la riforma delle riforme dovrebbero un disegno più grande per evitare il lento declino, o se vogliamo usare un termine meno negativo la crescita minima o lenta, del nostro paese. Basti pensare che segni di ripresa si vedono ovunque nel mondo, ma non ancora in Italia. Probabilmente arriveranno tra qualche mese. Ci sono poi dati negativi come il 30% di disoccupazione giovanile o il fatto che il laboratorio di ricerca Glaxo abbia lasciato Verona. Non voglio con questo essere pessimista, ma nemmeno essere tra chi pecca di ottimismo. La riforma fiscale può essere un passaggio cruciale di quella che ritengo la riforma delle riforme. A patto però che in ogni passaggio ci si chieda se le misure che si vogliono introdurre rispondono a quelle che definirei le tre stelle polari da seguire: semplicità, equità e maggior opportunità di sviluppo economico.

 

Il Professor Ugo Arrigo, docente di finanza pubblica, mi raccontava che quando era consulente del Tesoro furono fatti tagli alla spesa pubblica e aumentate le tasse (tra cui la tantum sui depositi bancari) per permettere all’Italia di entrare nell’euro. Ora siamo tornati a una pressione fiscale ai livelli del 1997 (intorno al 43,5%) e a un debito pubblico simile a quello del 1993. Non sarebbe il caso di intervenire sulla spesa pubblica anche per finanziare i “costi” del quoziente famigliare e del taglio dell’Irap?

 

Certamente vi sono molti costi nell’apparato statale che potrebbero essere ridotti. Basti pensare a tutto il nostro passato pieno di trasferimenti inefficienti al Sud: con tali somme si poteva probabilmente finanziarie un secondo Stato. Non dimentichiamo poi che negli anni dell’adesione all’euro, in Italia si era creato “l'eurodividendo” generato da minori interessi sul debito pubblico. Si è dibattuto per tanto tempo su come utilizzarlo, ma poi è sparito: come siano stati utilizzati quei soldi nessuno lo sa. Stessa cosa per il famoso “tesoretto” che il Governo Prodi avrebbe lasciato in eredità all’attuale esecutivo nel 2008. Il nuovo governo Berlusconi, una volta insediatosi, disse che non esisteva più. Che fine hanno fatto quei soldi? Speriamo ora che i proventi dello scudo fiscale possano essere utilizzati in qualche modo prima di sparire nel nulla.

 

(Lorenzo Torrisi)



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COMMENTI
01/04/2010 - Caro Tremonti dacci una mano, o anche due! (claudia mazzola)

Ieri Antonio mi dice che è in cassa integrazione ben tutto il 2010 ad € 1.150,00 al mese e per il 2011 passerà ad un contratto di solidarietà che gli permetterà di riprendere a lavorare per € 950,00 mensili. Sono contenta per lui ma non per le famiglie che sborsano per lui, sono queste anche da aiutare.

 
01/04/2010 - Non solo le famiglie (Roberto Alabiso)

Il professor Campiglio, nella sua analisi ha dimenticato le PMI che con le famiglie vanno di pari passo. Come rinunciare agli introiti che da entrambe derivano. Se si riducono gli utili nelle imprese e molte di queste chiudono, dove andare a recuperare altre tasse. Lo scudo è andato, a meno di altri colpi di genio, o di riuscire a recuperare l'evasione da chi possiede yacth nelle Caiman, cosa improbabile, sono certo che a pagare saranno , come al solito i più deboli come già avviene. Per capire questo non ci vuole molto, basta guardarsi un pò intorno. Grazie Buona Giornata