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Economia e Finanza

FISCO/ Gentili: caro Tremonti, ecco come abbassare le tasse in tre anni

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Tremonti ha dichiarato in passato che ogni euro recuperato dall’evasione dovrà essere usato per abbassare la pressione fiscale. Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo assistito a notevoli recuperi dall’evasione e mi aspetto che vengano appunto utilizzati per diminuire la tassazione. Mi rendo anche conto che in un paese con 8 milioni di partite Iva e in cui è diffuso il lavoro nero sia difficile, come dice Tremonti, fare controlli. Anche perché per molti lavoratori autonomi o microimprese evadere è l’unico modo per competere e sopravvivere sul mercato. Però, dato che solo i lavoratori dipendenti pagano le tasse fino all’ultimo centesimo, fa poi specie vedere dai dati dell’Agenzia dell’entrate che esistono professionisti che dichiarano al fisco cifre irrisorie. Il concetto chiave del patto deve essere quindi: pagare tutti per pagare meno. Il patto deve anche prevedere una semplificazione delle procedure fiscali che offra alle imprese più libertà dalla burocrazia.

 

La maggior parte dell’evasione arriva, come lei diceva, dal lato dell’Iva, quindi delle imprese e dei lavoratori autonomi. Come fare per convincerli a siglare questo patto fiscale?

 

Le imprese e i lavoratori autonomi che evadono dovrebbero capire che sarà conveniente anche per loro far parte del sistema “legale”. Il fisco può infatti finanziare servizi migliori, come per esempio quelli della pubblica amministrazione di cui molte imprese si lamentano.

 

Nel recente rapporto curato dall’Istituto Bruno Leoni che Confindustria ha presentato in occasione del Forum di Parma, si parla della necessità di “interventi efficaci e anche impopolari”. A che cosa si fa riferimento in particolare?

 

Penso che il riferimento sia al taglio della spesa pubblica. Le risorse per abbassare la pressione fiscale non possono essere infatti create dal nulla. Dobbiamo tenere a mente che abbiamo perso oltre 6 punti di Pil dall’inizio della crisi (2008) e che ne abbiamo persi 15 rispetto alla media europea dal 1992 al 2007, mentre il debito pubblico è già arrivato a quota 117% del Pil. Quindi occorre tagliare la spesa pubblica. Capisco che sia difficile, ma questa è la palla al piede che ci portiamo dietro da anni. Occorre quindi una Pubblica amministrazione meno inefficiente, una riforma delle pensioni, dato l’invecchiamento della popolazione, e una diminuzione degli sprechi nell’Università.

 

In un suo recente articolo, lei ha scritto che occorre mettere fine alla “finanza derivata”. Cosa intende indicare con questo termine?

 

In Italia abbiamo un sistema, nato dalla riforma costituzionale del 2001, che assegna agli enti locali capacità di spesa, senza però dargli possibilità di raccogliere entrate, che sono rimaste al centro. Il centro si trova quindi a dover pagare spese di cui non conosce spesso l’effettivo ammontare. Lo Stato finisce quasi per pagare a piè di lista (per esempio quando ripiana i deficit regionali nella sanità). La finanza derivata è quindi questa finanza irresponsabile e speriamo che il federalismo fiscale possa porvi fine.

 

Le imprese sono state messe a dura prova dalla crisi. Secondo lei, a parte un fisco più leggero, di che cosa hanno bisogno?

 

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COMMENTI
12/04/2010 - interessante (alcide gazzoli)

intervista assai interessante. Immagino che le tasse il governo le abbassera l'ultimo anno, o comunque all'ultimo....un po prima della campagna elettorale-come nella norma.