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FIAT/ Quel no di Agnelli a Daimler ora fa tremare Marchionne

Pubblicazione:martedì 13 aprile 2010

Fiat_Elkann_Montezemolo_MarchionneR375.jpg (Foto)

 

Secondo gli esperti di settore di allora, stava per essere celebrato il matrimonio perfetto proprio perché metteva assieme un produttore di successo nelle piccole-medie cilindrate, con uno di ancora maggior successo nell’alta gamma. I due insieme, giuravano gli addetti ai lavori, avrebbero primeggiato in Europa. Ma all’ultimo momento proprio Giovanni Agnelli si è tirato indietro: quel matrimonio - diceva - in realtà era una vendita ai tedeschi. E mai, vivo lui, gli Agnelli avrebbero rinunciato alla loro missione di costruttore di automobili. E così niente fiori di arancio.

 

Ora la Fiat è impegnata nella difficilissima partita dell’unione con la Chrysler e, dopo gli entusiasmi iniziali, già si parla delle prime difficoltà. E sul mercato interno, quello europeo, dovrà prepararsi ad affrontare la forza d’urto che l’asse franco-tedesco ha promesso di scatenare soprattutto nel segmento delle piccole-medie cilindrate. Lo stesso segmento nel quale la Fiat realizza la gran parte del suo fatturato. Deve preoccuparsi di questo nuovo fronte l’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne? Certamente sì. Deve averne paura? Sì e no.

 

Le alleanze industriali sono creature complesse da gestire. Quella fra la Daimler e la Chrysler è fallita miseramente un paio di anni fa dopo essere costata 7miliardi di dollari ai tedeschi; quella della Fiat con la General Motors è andata avanti stentatamente per poi saltare. E questo solo per fare due esempi. Non è detto che l’intesa fra la stella della Mercedes e il rombo della Renault sia destinata a sparigliare le carte fra i produttori di auto. Però certamente renderà il gioco ancora più duro per Marchionne.



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