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SCENARIO/ Fortis: c’è chi predica il ritorno della finanza e vuole il Nord Italia come la Grecia

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Nel periodo 2005-2008 siamo cresciuti più di tutti gli altri paesi del G6, sia in valore che in volume. Non credo dunque che l’Italia sia un paese a così bassa crescita. Certo è che chi cresceva il doppio di noi, prendeva il «doping». La droga di un modello di sviluppo insostenibile.

 

Morale?

 

Tra un’impresa che cresce del 10 per cento l’anno e che poi dopo alcuni anni porta i libri in tribunale, e un’impresa che cresce dell’1 per cento nel tempo e senza indebolirsi, io preferisco la seconda alla prima. E mi ricordo pure di economisti - anche italiani - che celebravano la maggior crescita della Grecia rispetto a quella dell’Italia.

 

E la «guerra dei dati»?

 

Mi chiedo se non sia il caso di fare una bella revisione storica di quello che è successo con la crisi, sia alla luce della crescita drogata di debiti delle economie che sono scoppiate con la bolla, sia della crescita dei paesi dell’Europa «core» - della fascia centrale di paesi che vanno dal nord al sud dell’Europa - alla luce di una dinamica dei deflatori con un po’ più di aderenza alla realtà di quanto non sembri guardando i dati di Eurostat.

 

A Parma le imprese hanno chiesto per l’ennesima volta una riduzione della pressione fiscale. Cosa dice della «ricetta Tremonti», basata sul passaggio del carico dalle persone alle cose, dall'Irpef all'Iva?

 

In qualunque paese del mondo la riforma delle riforme è quella fiscale. Al momento di questa riforma sono stati annunciati alcuni possibili principi generali, che sembrano ottimi. Ma è una riforma difficile, richiederà tempo e una larga convergenza di intese tra le forze politiche. Se il governo, come sta facendo, apre al confronto, le premesse per riuscire ci sono.

 

Cosa pensa, nel merito?

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’intervista a Marco Fortis

 

 



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