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Economia e Finanza

SCENARIO/ Fortis: c’è chi predica il ritorno della finanza e vuole il Nord Italia come la Grecia

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I principi sono buoni perché occorre cercar di riavvicinare la ricchezza reale degli italiani alle entrate. E delle entrate al territorio. Non è normale che solo l’1 per cento degli italiani dichiari un reddito superiore ai 100mila euro o poco più. Qualcosa non va, se abbiamo la ricchezza procapite netta, reale e finanziaria, più alta di qualche decina di migliaia di dollari della Gran Bretagna e addirittura di 50mila dollari procapite più degli Usa.

 

Ha vinto le elezioni chi ha saputo parlare alle Pmi. Qui però le analisi si dividono: per Tito Boeri la maggioranza ha conquistato il Nord con tanti piccoli «rubinetti discrezionali» gestiti da politici locali, Lega in primis. Per Dario Di Vico la Lega ha saputo interpretare e sfruttare - senza capire fino in fondo - il movimento «molecolare» dei “piccoli”.

 

Ho l’impressione che entrambe le teorie abbiano qualche elemento di fondatezza, ma al tempo stesso non siano del tutto aderenti alla realtà. E che la rivolta dei piccoli, delle partite Iva, della “pancia”, non ci sia stata per niente, perché i distretti industriali hanno visto rafforzarsi enormemente la Lega ma anche, in molto casi, lo stesso Pdl. In molte zone importanti del paese sommando Lega e Pdl abbiamo il 70-80 per cento dei voti delle regionali. Allo stesso modo, non mi pare che si possano ottenere questi risultati solo con i fantomatici «rubinetti».

 

Lei come spiega il successo della Lega nell’area economicamente più importante del paese?

 

Penso che le ragioni del successo della Lega e più in generale del centrodestra siano dovute al fatto che questi partiti, da alcuni anni, sostengono alcune cose molto chiare. Una di queste è che la concorrenza cinese è stata spietata e asimmetrica, che si sarebbe dovuto fare qualcosa e tra queste spingere perché la Cina rivedesse il cambio. Ora la Cina lo sta facendo, ovviamente su pressione non nostra ma degli Stati Uniti. A noi purtroppo serviva che il cambio fosse rivisto sei anni fa e non nel 2010. Qualcuno però doveva dirlo.

 

Il centrodestra?

 

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