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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. Dopo la Grecia, è la Spagna a far paura all’Europa

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E sapete perché? Non perché non sia elegante ma perché a breve, se questo accadesse, sarebbe la Spagna a bussare alle porte di Bruxelles chiamandosi fuori dall’unione monetaria per non andare in fallimento. Le casse di risparmio spagnole sono al collasso totale, dovrebbero fondersi come chiesto dalla Banca centrale di Madrid per creare riserve sufficienti ma non lo fanno, sia per ego personale sia perché le varie regioni spagnole ne controllano quote sostanziali e non hanno intenzione di perdere potere.

 

Peccato che lo scherzetto, a occhio e croce, costerà alle case spagnole 43 miliardi di euro, almeno stando al report già preparato da Morgan Stanley in caso di worst scene scenario. Come dire, se le banche d’affari lavorano a questa ipotesi, vuol dire che se non è alle porte poco ci manca. Ma non solo le casse di risparmio piangono, in Spagna: per attirare clienti, quindi cash, Santander offre il 4% netto per un anno ai nuovi correntisti. E cosa fa l’antagonista BBVA? Offre il 4% ai clienti di Santander che decidono di chiudere il proprio conto e aprirne uno presso i propri sportelli.

 

Si chiama, nemmeno troppo in gergo, disperazione. E ne hanno ben donde gli spagnoli, visto che la bolla immobiliare lì è ben lungi dall’essere terminata: in America, infatti, le case si costruiscono durante i boom ma poi si abbattono anche, ricreando “spazio” al mercato. In Spagna no, restano lì, invendute e gravanti come macigni sugli assets bancari. Auguri a Zapatero, ne ha davvero bisogno. Ma a far riflettere non solo su come gira il mondo ma su cosa ci aspetta, ci pensa la Polonia, il cui governo è stato decapitato nell’incidente aereo del 10 aprile ed entro la metà di giugno tornerà alle urne.

 

Ebbene, alla chiusura del 13 aprile il cds sul sovereign debt di Varsavia era sceso a 99 dai 104 del 9 aprile, il giorno precedente all’incidente, lo stesso in cui la banca centrale del paese, il cui direttore è deceduto nello schianto, aveva svalutato lo zloti per l’ennesima volta a causa del forte apprezzamento verso l’euro garantito dall’ottimo dato di crescita della nazione, il 4,3%. D’altronde, la Polonia è paese sano e con conti relativamente in ordine, il suo Pil era l’unico in positivo nel 2009, l’agganciamento dello zloti all’euro permetteva competitività altrimenti erosa dall’appartenenza alla moneta unica, l’inflazione alta - oltre il 3,5% - spaventava fino a un certo punto, visti i chiari di luna generali e i rischi deflattivi.

 

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