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FINANZA/ 2. Dopo la Grecia, è la Spagna a far paura all’Europa

I mercati sembrano gradire l’ingresso della Polonia nell’euro, mentre la Spagna ne vorrebbe uscire per risolvere i suoi problemi. La moneta unica vive una nuova fase di incertezza dopo la crisi Grecia

Euro_100_colonneR375_26ott08.jpg (Foto)

Gioite, cari lettori! La Grecia ha collocato sul mercato titoli di Stato per un totale 1,56 miliardi a sei mesi e a un anno (780 milioni di euro per ciascuna emissione), un ammontare superiore del 30% di quanto previsto (1,2 miliardi). Le due operazioni hanno suscitato una domanda molto forte tra gli investitori peccato che l’emittente, ovvero la Grecia, abbia dovuto riconoscere rendimenti elevati: 4,85% per la tranche a un anno (52 settimane) e 4,55% per quella a sei mesi (26 settimane).

 

Per avere un’idea di quanto stia costando alla Grecia lo squilibrio dei conti pubblici basta confrontare i tassi dell’ultima asta con quella analoga di gennaio scorso quando i T-bill a sei mesi erano stati collocati al tasso dell’1,38% e quelli a 12 mesi al 2,20%. «La domanda elevata - ha sottolineato Wilson Chin, strategist di Ing ad Amsterdam al Sole24Ore - deriva dalla maggiore chiarezza sul piano di aiuti» dopo la definizione dell’entità dell’impegno dei partner della zona euro. «È un passo avanti che può contribuire a rasserenare i mercati, anche se la volatilità degli spread è destinata a continuare».

 

Luca Cazzulani, strategist di Unicredit ha definito, sempre sul quotidiano di Confindustria, comunque «incoraggiante» il fatto che i rendimenti dei titoli greci collocati oggi sia risultato inferiore al 5% per entrambe le scadenze. La prossima settimana è prevista una nuova asta a tre mesi: il forte aumento dei tassi nel collocamento di martedì rispetto all’asta precedente fa pensare, però, che solo il primo scoglio è stato superato. Le finanze greche devono, infatti, rassegnarsi a navigare in mercati turbolenti ancora per molto: entro la fine dell’anno Atene deve rifinanziare più di 50 miliardi di debito pubblico.

 

E come farà? Calcolando che le banche tedesche e francesi hanno in pancia obbligazioni elleniche per 120 miliardi di euro, viene da ridere. Se non da piangere. Una cosa è certa: il piano di salvataggio congiunto Ue-Fmi non sarà di 30 miliardi di euro ma almeno del doppio. Il perché é presto detto: non ci si può permettere un effetto Lehman, ovvero far fallire per non pagare dieci e poi dover pagare mille per il fallimento. Ma, soprattutto, perché non è politicamente accettabile creare un precedente, ovvero permettere alla Grecia un default controllato che la porti fuori dall’euro con una valuta legata da un peg con quella comune.

 

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