BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Sapelli: alle imprese servono le banche di Bossi

Pubblicazione:venerdì 16 aprile 2010

Umberto Bossi e Giulio Tremonti (Imagoeconomica) Umberto Bossi e Giulio Tremonti (Imagoeconomica)

Non sappiamo quello che Bossi pensa, sappiamo però quello che vuole fare. Innanzitutto, farsi rappresentare da Tremonti nel negoziato su Basilea 2, formidabile ostacolo a una politica creditizia verso le piccole imprese. Poi favorire le banche di credito cooperativo e le popolari rispetto alle banche capitalistiche.

 

Bossi e i suoi puntano al controllo nelle fondazioni bancarie. La partita di Cariverona è emblematica: «i sindaci - ha detto Tosi, sindaco di Verona - devono essere determinanti negli orientamenti delle erogazioni».

 

Mi sembra normale, dato che i partiti sono presenti in queste fondazioni, e dunque è normale che anche la Lega voglia il suo posto. Qui il discorso si complica e chiama in causa il grande tema delle fondazioni bancarie. Oggi possiamo tranquillamente dire che la riforma Amato del ’93 è stata una finzione, perché ha liberato patrimoni bancari per creare istituti che sono le fondazioni, le quali però non hanno rispettato la legge Ciampi e quindi non sono diventati enti non profit, ma organismi di controllo dell’azionariato bancario. Facendo erogazioni sul territorio, mettere la bandierina è imprescindibile per contare.

 

Qual è la sua opinione su un tema così controverso?

 

Rimpiango le vecchie casse di risparmio, perché erano strumenti molto più semplici, diretti ed efficaci. I partiti nominavano parte dei Cda, c’erano le commissioni di beneficienza e si facevano le stesse cose che si fanno adesso, senza però il grande rischio, legato allo strumento attuale - e uso questo termine con molta delicatezza - di mettere in discussione il volontariato libero.

 

Ora fa polemica sulle fondazioni bancarie, professore? Sono costate un ministero.

 

Ripeto, sarei molto più contento se l’erogazione sul territorio la facesse una banca, come fanno le banche di credito cooperativo e le popolari. Invece si sono create queste fondazioni per dare un po’ di denaro alle grandi banche internazionali, che poi era il compito che si era proposto Amato: conservare le banche in mano ai partiti, dando però i loro soldi al capitale anglosassone. In questo senso Amato e Ciampi hanno svolto perfettamente il loro ruolo. Fortunatamente oggi non sono più in azione. L’unica sponda per le piccole aziende sono le banche di credito cooperativo e le banche popolari. Bossi lo ha capito e le vuole. Ma ha fatto un errore.

 

Quale?

 

Clicca >> qui per continuare l’intervista a Giulio Sapelli

 

 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >