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SINDACATO/ Il grande inganno che ancora pesa sulla "triplice"

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Di Vittorio e i compagni di altri tempi credevano in tale visione. Gian Carlo Pajetta, un dirigente del Pci che aveva trascorso la giovinezza nelle carceri fasciste, disse una volta che tra la verità e la rivoluzione lui avrebbe scelto comunque la rivoluzione. Ma, oggi, quando si è ormai condivisa la conclusione di Candide e si è compreso che viviamo tutti nel migliore dei mondi possibili, perché proseguire nella menzogna, perché continuare a raccontare ai lavoratori che va perseguito un diverso “modello di sviluppo e di società”, anche se non lo si chiama più socialismo?

 

I sindacalisti sono persone serie, che sanno come gira il mondo e sono assolutamente consapevoli di mentire. A se stessi prima di tutto. Loro hanno capito che il “sole dell’avvenire” non sorgerà mai più, che, quello sorto, è stato soltanto un “sole ingannatore”. E che alla fine dell’orizzonte c’è un nuovo orizzonte, poi un altro ancora per una serie infinita di volte. Fin che il sol risplenderà sulle sciagure umane.


Perché il saggio termina nel 1993? Per rispondere al lettore che dovesse porsi questa domanda l’autore rievoca un episodio di cui fu protagonista il grande Arturo Toscanini. Chiamato a dirigere la “Turandot” alla Scala, il Maestro lasciò cadere la magica bacchetta del direttore d’orchestra nel punto esatto in cui Giacomo Puccini aveva finito di comporre l’opera, prima di morire.

 

Si rivolse al pubblico e disse: “Qui l’ha lasciata Puccini”. Più che uno storiografo, l’autore è stato soltanto un testimone “informato dei fatti” che ha raccontato in questo saggio (scritto sul filo della memoria, con la comprensione di Alessandra e con l’assistenza - silenziosa, ma vigile - della gattina Camilla). Cosa altro aggiungere che valesse la pena di essere letto? L’epoca dei “Gattopardi” e dei “Leoni” è finita nel 1993. Il resto è solo cronaca.

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