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LA STORIA/ Quei "piccoli" di Busto Arsizio che fanno meglio di Goldman Sachs

Pubblicazione:mercoledì 21 aprile 2010

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Detto ciò, sembrerebbe tutto risolto: è sufficiente promuovere lo sviluppo di consorzi d’imprese per rilanciare il made in Italy. Non è così! Infatti, insieme all’esperienza di successo del presente consorzio, ce ne sono tantissimi altri che sono falliti, risultando dei veri e propri esempi d’insuccesso.

 

I motivi sono molteplici, ma su tutti ha dominato l’incapacità di molti imprenditori italiani di collaborare e di fidarsi veramente l’uno dell’altro. Invece, la ragione del successo del Consorzio di Busto è riconducibile alla capacità dei suoi imprenditori di fare insieme e di rischiare l’uno sull’altro.

 

Tutto ciò lo descrive bene Domenico Pietrantonio, presidente della cooperativa “Solidarietà e Servizi”, che si occupa di servizi per persone disabili: «È una questione umana, che c’entra con la professionalità e la capacità d’intrapresa. Per noi metterci insieme ha voluto dire non tanto e non solo fare un progetto, ovvero mettere a punto delle strategie di sviluppo, ma partire dal fatto che eravamo amici, quindi da amici abbiamo scommesso innanzitutto sul lavorare insieme, sul nostro desiderio di crescere e svilupparci. In tutte le organizzazioni ci sono dei problemi, delle esigenze, ma quando ci si mette insieme avendo a cuore questo livello, il tutto è guardato da un altro punto di vista».

 

Questa amicizia ha avuto la capacità di intervenire e di aiutare l’operatività che la gestione di un’impresa richiede. Così Daniele Giani, presidente del CSS, testimonia lo spirito ideale e la forza umana di questi imprenditori: «Fin dall’inizio abbiamo anche investito nella formazione/educazione del nostro personale, perché la professionalità ha un senso se esprime di più la nostra umanità, quindi noi puntiamo molto su questo. Per noi se uno lavora bene è più contento e quindi più se stesso, e quindi più umano. Se uno lavora male, come fa a essere contento? Puntiamo molto anche sulla libertà delle persone, per questo noi facciamo la formazione solo per chi la vuole, perché se uno non vuole essere formato non può essere costretto. Noi vogliamo che la persona realizzi sempre più se stessa attraverso l’esercizio della propria libertà, ma libertà non vuol dire fare quello che ti pare, ma è una responsabilità. Questa deve essere libera, perché se è qualcosa che ti costringe non è vera responsabilità!».

 

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COMMENTI
21/04/2010 - Tanti come noi. (claudia mazzola)

Mio marito è un piccolo medio impresario, è tanto bravo, ora per farci stare meglio sta imparando un secondo mestiere. Non siamo messi un gran che, tra i debiti, la pressione fiscale ed i clienti che non pagano ci sarebbe da disperarsi, invece ci diamo da fare perchè chi trova un Amico che porta il nostro fardello, trova un tesoro!