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FIAT/ Europa e Asia possono affossare il nuovo piano di Marchionne

Pubblicazione:giovedì 22 aprile 2010

Marchionne_ElkannR375.jpg (Foto)

Peugeot ha avuto quattrini dal governo, ma ha aumentato la sua quota in Europa dove è seconda con il 14,7%, incrementando vendite e utili grazie a una gamma completa di modelli che hanno avuto successo: la piccola Citroen C3, il crossover Peugeot 3008 e la compact 5008. GM è stata salvata da Obama, ma ha cominciato a restituirli e resta pur sempre tra le prime tre case automobilistiche che vendono in Cina (insieme a Volkswagen e Toyota).

 

Il mega piano strategico presentato ieri nell’Investor day, allo stato attuale non chiarisce le zone d’ombra. Dagli Usa è arrivata la buona notizia che Chrysler quest’anno raggiungerà il pareggio (al quale si avvicina anche Fiat). Ma il risanamento contabile non nasconde che le vendite nel primo trimestre sono andate ancora male. Riaprendo così gli interrogativi sui punti deboli di una operazione che certo non pecca per understatement.

 

Il primo riguarda proprio le scelte produttive. La fisionomia delle due aziende è chiara. E appare evidente che Marchionne punta più sull’auto che sulle macchine pesanti. Ma i nuovi modelli, alcuni dei quali effettivamente innovativi, altri un repechage (come la Uno che viene dal Brasile), potremo giudicarli quando usciranno dall’ufficio progetti.

 

Il secondo punto debole è l’Europa. Fallita l’operazione Opel per il vaudeville recitato dai tedeschi, ma anche per una certa supponenza italo-americana (si potevano promettere solo tagli e niente quattrini?), la Fiat non ha partner strategici sul vecchio continente nel quale continua a essere minuscola se si toglie l’Italia.

 

Il terzo si chiama Asia. Se il mantra di Marchionne è raggiungere sei milioni di auto l’anno o sparire, allora continuiamo a non capire dove le venderà, non solo e non tanto come le produrrà. Altrimenti, torniamo a quella cultura degli ingegneri contro la quale si è scagliato quando ha preso in mano la Fiat: tecnici valenti i quali costruivano vetture che nessuno voleva.

 

L’ad avrebbe potuto anche ragionare in modo diverso, senza rilanciare un refrain che apparteneva già all’Avvocato. Avrebbe potuto dire che il posizionamento Fiat era diverso, accontentarsi di fare il produttore medio e di nicchia. Ma poiché la prospettiva resta quella dell’auto popolare e l’ambizione è di stare nella pattuglia dei grandi, allora conditio sine qua non è conquistare il terreno perduto nei mercati che nei prossimi anni chiederanno più vetture di massa.

 

Senza dimenticare che le macchine le fanno gli uomini. E l’intera operazione scorporo è basata su una disaggregazione e riaggregazione di persone, non solo di macchinari e di fabbriche. Manager, tecnici, operai. Sono e saranno sempre loro a inventare, costruire e vendere le automobili. Chi comanderà in Fiat Industrial? Marchionne smetterà di dormire in aereo? E dove atterrerà? Lo vedremo. Ma senza conoscere questi noiosi (e diabolici) dettagli, è difficile giudicare.

 

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