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FIAT/ Europa e Asia possono affossare il nuovo piano di Marchionne

Pubblicazione:giovedì 22 aprile 2010

Marchionne_ElkannR375.jpg (Foto)

La Fiat di Marchionne ha cominciato a prendere corpo ed è una nuova Fiat. L’uscita di scena di Montezemolo, annunciata il giorno precedente, ha lasciato campo libero a un new deal che prevede la divisione completa dell’auto dal resto delle attività.

 

Il piano quinquennale è qualcosa di mezzo tra il piano Marshall e il Gosplan, punta sulla quantità per far emergere qualità e valore. Lo spin off si fa, ma in un certo senso a rovescio. Nasce Fiat Industrial nella quale vengono concentrate Iveco, Cnh, i motori e i cambi di Powertrain per i veicoli pesanti.

 

Fiat in senso stretto, invece, mantiene il marchio, si collega sempre più strettamente con Chrysler e annuncia un potenziale produttivo impressionante, anche se da verificare: 34 nuovi modelli di qui al 2014 da lanciare in Europa, più 17 restyling. Due terzi saranno realizzati da Fiat e il resto dall’azienda americana.

 

Grazie a questa operazione sarà possibile arrivare - ha detto l’amministratore delegato - all’obiettivo sei milioni, il minimo per sopravvivere. A fronte di ciò, ha chiesto ai sindacati di ridefinire gli accordi all’insegna della flessibilità, ha ribadito l’impegno produttivo in Italia (investimenti per 30 miliardi, 1,6 milioni di vetture in sette stabilimenti sul totale di 3,8 milioni che faranno capo a Fiat). La divisione avverrà in sei mesi. Il fatturato allo stato attuale è 32 miliardi per l’auto e 19 per Fiat Industrial, in quattro anni il primo dovrebbe raddoppiare il secondo salire a quota 29. Obiettivi entrambi ambiziosi.

 

Marchionne, rimasto signore e padrone, ha gestito la giornata da cerimoniere unico, dopo aver tributato una standing ovation a John Elkann. Prima di cominciare i fuochi d’artificio, l’ad ha ripetuto l’avvertimento sugli incentivi: senza, il mercato italiano quest’anno perderà il 30%. L’aveva detto, suscitando un putiferio dentro la Confindustria e dentro il governo. Questa volta sono tutti d’accordo, dato che Luca di Montezemolo è stato retrocesso a consigliere d’amministrazione e ricondotto alla “sua” Ferrari?

 

 “Non abbiamo chiesto nulla allo stato”, ha ribadito l’ad. Se la Fiat, gli industriali, i sindacati, i politici, pensano di continuare con il vecchio andazzo perché “così fan tutti”, e per salvare i posti di lavoro (il neopresidente del Piemonte, il leghista Costa, si è subito unito al coro) allora non hanno capito quel che sta succedendo in giro per il mondo.

 

Renault prende i sostegni statali è vero (a parte che il Tesoro resta ancora azionista di riferimento). Ma insieme a Nissan (della quale ha il controllo) e a Daimler con la quale si scambia un pacchettino di azioni (il 5%) e le piattaforme produttive, copre ormai i mercati dell’intero pianeta.

 

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