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Economia e Finanza

LAVORO/ I dati parlano chiaro. All’Italia non servono sussidi alla disoccupazione

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Anche in questo caso è utile osservare il dato comparato. Guardando all’Europa e calcolando l’indice di severità dei requisiti relativo alle caratteristiche che bisogna avere per godere dei benefici (l’indice si calcola dividendo il periodo di contribuzione richiesto per il periodo di riferimento entro il quale deve essere avvenuta la contribuzione), si scopre che l’Italia è un Paese “generoso” (indice 0,50, come la Germania), certamente meno rigido di Olanda (0,72) e Irlanda (0,75), sebbene più esigente di Francia (0,14) e Danimarca (0,33).

 

Certamente è necessario completare il disegno riformatore degli ammortizzatori avviato de facto negli ultimi due anni. Inevitabilmente si dovrà rafforzare l’indennità di disoccupazione, da costruirsi su base assicurativa e con copertura universale e decrescente, edificando quei servizi connessi che attualmente latitano come la banca dati percettori, il monitoraggio dei fabbisogni del territorio e la capacità di formazione continua e riqualificazione del lavoratore. Di sicuro non è da smantellarsi il sistema delle sospensioni, né le previsioni di criteri di accesso congrui rispetto ai periodi pregressi di lavoro.

 

Ma le vere novità in questo campo ruoteranno attorno al definitivo sdoganamento della bilateralità anche nella gestione del sostegno al reddito e nella inclusione dell’area del lavoro autonomo tra i beneficiari dei nuovi diritti. Questa è l’ottica dello Statuto dei Lavori ideato dal prof. Marco Biagi e la direzione verso la quale non è difficile prevedere che l’attuale Ministro del Lavoro e delle politiche sociali procederà spedito dopo le elezioni regionali.

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