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Economia e Finanza

CRISI/ Tre cose da fare per salvare l'euro (e noi) senza dar retta alla Germania

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

Nell’Eurozona ci sono economie forti, deboli, e forti ma con un debito che ne deprime la crescita, come l’Italia. La stessa moneta può essere applicata a tutti solo se c’è un centro di politica economica europeo capace di compensare gli squilibri tra i partecipanti via compensazioni. Se non c’è, il sistema salta. Tale problema non si può risolvere solo imponendo agli Stati la disciplina di bilancio. Paradossalmente, tutti erano e sono d’accordo su questo punto. Infatti la dottrina dell’euro, nel 1997 (Trattato di Amsterdam) fu: cominciamo a farlo e poi per necessità tutte le nazioni dovranno accettare il governo unico europeo dell’economia o se no la moneta crollerà. Ma le nazioni, Germania in testa, non hanno voluto sostenere l’integrazione monetaria con quella politica.

 

Ed è per questo, in sostanza, che l’euro è nei guai: non ha “patrimonio politico”. Il mercato non sconta ancora la dissoluzione dell’euro perché ritiene che, di fronte all’emergenza evidente, alla fine i governi accetteranno di convergere per dare all’eurozona un sistema di bilanciamento che aiuti le economie deboli o più indebitate a restare nell’euro stesso. Per esempio: (a) europeizzazione con garanzia rafforzata dei debiti nazionali in euro; (b) compensazioni ai Paesi deboli oppressi dalla moneta forte, cioè dall’impossibilità di svalutare per aggiustarsi; (c) cambiamento dello statuto della Bce affinché possa usare la politica monetaria non solo contro l’inflazione, ma anche per stimolare la crescita, per esempio rendendo più competitivo il cambio.

 

Ma il primo caso di vera emergenza che richiedeva convergenza, quello greco, è stato affrontato con divergenza totale tra gli eurogoverni, Germania per le sue. Cosa pensare? Alla fine l’euro verrà salvato, ma del come non c’è ancora segno.

 

www.carlopelanda.com

 

 

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