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FIAT/ I dubbi sullo spin off che ha separato Marchionne e Montezemolo

Il tanto atteso spin off di Fiat è arrivato. Ma, finanza a parte, questa era davvero la soluzione giusta per il colosso automobilistico?

Marchionne_MontezemoloR375.jpg (Foto)

Sulla vicenda dello sdoppiamento della Fiat è stato scritto moltissimo e altrettanto commentato e analizzato. Come sempre più spesso succede, ilsussidiario.net è stato fra i media più puntuali, approfonditi e precisi nell’affrontare l’argomento offrendo il suo consueto ventaglio di pareri di opinionisti competenti e documentati. È stato esaustivo e non c’è molto da aggiungere. Però, visto che seguo le vicende della Fiat dal 1970, un paio di osservazioni vorrei buttarle lì anch’io.

 

La prima riguarda l’operazione in sé, il cosiddetto demerger: da una parte la vecchia Fiat spa che conterrà il 100% della Fiat auto e le partecipazioni in Maserati, Ferrari più i diritti nella Chrysler e continuerà a produrre automobili; dall’altra la nuova Fiat Industrial, creata per raccogliere tutto il resto e in particolare l’Iveco (veicoli industriali e commerciali) e la Cnh (trattori e macchine agricole).

Gli esperti, gli analisti ci hanno spiegato le ragioni di questa complessa operazione societaria: fare uscire i conti della Fiat auto dal consolidato della finanziaria Exor che fa capo alla famiglia Agnelli e controlla il gruppo del Lingotto. E perché si rende necessario questo passaggio? Perché da dieci anni ormai l’auto non produce, ma distrugge ricchezza, e verosimilmente questo andazzo continuerà ancora per un bel po’ in futuro.

Dunque se le quattro ruote rappresentano un fardello, bisogna alleggerirlo per chi deve portarlo. Il demerger farà in modo che le perdite dell’auto non risalgano, come avviene ora, fino all’Exor al 100%, ma soltanto per la quota di competenza (ora il 30%, in futuro probabilmente meno).

Questa brillante trovata lascerà mano libera al management. L’amministratore delegato, Sergio Marchionne, potrà procedere nella sua strategia di alleanze e integrazioni per raggiungere il mitico obiettivo dei 6 milioni di veicoli prodotti ogni anno, soglia sotto la quale - assicurano gli esperti - non c’è avvenire nel settore. Gli Agnelli, in un certo senso, staranno a guardare e accetteranno che la loro presa sull’auto scenda.

È una soluzione che piace molto alla finanza, infatti la Borsa ha reagito positivamente al comunicato sulla nascita della doppia società. Certo risolve dei problemi di prospettiva della famiglia; forse è anche utile perché lascia mano libera a un manager che ha dato buona prova di sé e ha bisogno di non essere rallentato da azionisti incerti.

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