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FINANZA/ La Polonia, nuovo campo di battaglia energetica tra Ue e Russia

Pubblicazione:martedì 6 aprile 2010

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Non è migliore, né casuale nel suo timing, la situazione in Sudafrica, dove l’assassinio del leader pro-apartheid, Eugene Terreblanche, ha visto il paese precipitare in una nuova spirale d’odio innescata dal leader dell’influente Anc Youth League, quel Julius Malema, che da settimane arringa le folle al grido di «Uccidi il boero» e che l’altro giorno, casualmente a ridosso dello storico accordo-cartello dei giganti estrattivi del minerale ferroso, ha chiesto a gran voce la rinazionalizzazione delle miniere ora in mano a gruppi stranieri, di fatto legittimi proprietari.

 

Siamo all’esproprio, una scelta che - ad esempio - potrebbe devastare il mercato dei metalli preziosi, visto che l’85% delle riserve di platino sono proprio in Sudafrica, così come l’80% di quelle di manganese e il 73% di quelle di cromo. Ma si sa, in questi casi l’accusa di razzismo e colonialismo è sempre alle porte: accettiamo allora questo razzismo al contrario e il suo ricatto economico, visto che se il discorso populista che vuole il popolo sudafricano unico detentore delle risorse del paese si scontra con la realtà di un mercato che negli anni ha legittimamente acquisito assets nel paese portando ricchezza (senza gli odiati bianchi sfruttatori e capitalisti, a Pretoria si sarebbero scordati il business miliardario dei mondiali di calcio).

 

Guarda caso saranno loro a pagare le scelte di Malema. Nomi come Rio Tinto, Anglo American, BHP Billiton, Xstrata ma anche Anglo Platinum e Kumba Iron Ore: pensate che queste quattro aziende pesano per il 10% sull’indice FTSE 100 di Londra e analisti della City hanno detto chiaramente che una nuova spirale di violenza e l’ipotesi di nazionalizzazione delle miniere porterà con sé una devastante impennata nel prezzo delle commodities. E indovinate un po’ chi pagherà questi rincari per estrattori, trasportatori e produttori di beni?

 

Bravi, noi consumatori finali che ci stracciamo le vesti contro il mercato e la globalizzazione cattiva. La verità, come dicevamo all’inizio, viene quasi sempre a galla. Lo ha ammesso ieri sul Financial Times Wolfgang Munchau, dicendo chiaro e tondo che la Grecia andrà in default sul debito, anche se non quest’anno e nessuno potrà farci nulla, poiché si tratta di dinamiche del debito pubblico legate a formule matematiche e cicli storici: non si scappa e l’impennata dei cds sul default sovrano a 10 anni parla questa lingua.

 

Ma la verità è anche quella raccontataci, dati alla mano, dalla Hedge Fund Research, un compilatore di indici con sede a Chicago, “la città della speculazione” secondo gli anti-mercatisti: ebbene, i fondi che avrebbero affossato la Grecia con le loro scommesse naked short sui cds sul debito sovrano hanno già perso l’1,25% di quanto investito quest’anno, proprio a causa dell'instabilità creata dalla politica: chi scommette su tassi d'interesse, bond sovrani e valutario - i cosiddetti macro hedge funds - hanno perso per il semplice fatto che si trovano a dover giocare su un tavolo dove l’avversario è mazziere e baro al tempo stesso.

 

E hanno perso giganti come Brevan Howard, Tudor BVI Global e Moore Capital, non dei parvenu. Ma queste cose non vanno dette né scritte, meglio riempire la testa della gente di “versioni ufficiali”. Fino a quando sarà possibile, però, non si può dire: il tempo sta davvero scadendo per i profeti dell'inganno, i guai sono alle porte. Ovunque si guardi.

 

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COMMENTI
10/04/2010 - oddio! (alessandro giudici)

Dopo il disastro aereo di stamattina che ha decapitato le istituzioni polacche, avvenuto proprio in Russia, questo articolo assume dei contorni ancora piu' inquietanti. Preghiamo per le vittime...e per l'Europa.