BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Dopo la Grecia, si apre un nuovo fronte caldo per gli speculatori

Pubblicazione:

Trader_MonitorR375.jpg

L’indice Ftse 100 di Londra sta festeggiando come ai bei, vecchi tempi del boom grazie ai titoli minerari, beneficiari dell’accordo tra i giganti del minerale ferroso per la prezzatura trimestrale e non più annuale degli stocks. Ma anche i petroliferi festeggiano, con il greggio che sale nonostante la ripresa in atto (trainata dalla crescita sproporzionata e insostenibile della Cina) non giustifichi un aumento dei prezzi: BP ha guadagnato il 2,4%, così come Tullow Oil.

 

Tra i minerari ENRC schizza alle stelle dopo che i produttori di acciaio europei hanno deciso un bell’aumento del 35% del prezzi del ferrocromo, così come i players dell’accordo sull’iron ore, ovvero BHP Billiton e Rio Tinto, tra l’1,5% e il 2%. I regolatori australiani hanno detto che vogliono vederci chiaro sui termini dell’accordo, un chiaro esempio di cartello oligopolistico ma difficilmente riusciranno - o vorranno riuscire - a provare qualcosa.

 

È un mondo meraviglioso per chi tratta commodities e per i paesi che posso far conto su riserve di materie prime: la Russia gongola, la Turchia - snodo geopolitico delle vie di gas e petrolio - per la prima volta attacca l’alleato israeliano in maniera netta e manda un segnale all’intera area. A breve, come già scritto, potrebbe essere il turno della Polonia e del suo giacimento di gas non convenzionale da 1,38 trilioni di metri cubi su cui hanno messo gli occhi statunitensi e canadesi. L’orso del Cremlino attende e si fa scudo dell’allarme terrorismo per posizionarsi in ruolo di interposizione, pronto a chiudere i rubinetti e strangolarci con la bolletta: l’inverno è finito, ma non di solo riscaldamento vive chi esporta gas e petrolio.

 

Chi perde, invece, sono le azioni della Massey Energy, il più grande produttore di carbone degli Appalachi, crollata dell’11% dopo l’esplosione in una miniera in West Virginia che ha reclamato 25 vite di operai. Pochi giorni prima, il miracoloso salvataggio dei minatori cinesi dopo giorni di paura. E di gioia volatile sui mercati per chi investe: pensateci, un accordo scompagina a livello storico il mercato delle commodities, soprattutto minerarie ed entro cinque giorni due gravissimi incidenti portano contemporaneamente morte sottoterra e profitto over-the-counter.

 

Il mondo, là fuori,ormai è questo. Si arranca per sopravvivere, altro che ripresa e luce in fondo al tunnel. Il rame ha sfondato quota 8mila dollari la tonnellata, un aumento annuale del 90%; il nickel 25,300 dollari la tonnellata, il 136,5% di aumento in un anno; il metallo ferroso 160,5 dollari la tonnellata, 170% di aumento, e l’alluminio 2,375 dollari la tonnellata, un aumento del 60%. L’indice LME, dove vengono trattati i costi di alluminio, zinco, nickel e rame ha toccato in questi giorni i massimi da venti mesi a questa parte: evviva, siamo in pieno boom, altro che fragile ripresa!

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >