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FINANZA/ Dopo la Grecia, si apre un nuovo fronte caldo per gli speculatori

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Questa è la realtà, le materie prime non crescono sproporzionatamente di prezzo per domanda, ovvero per ripresa globale, ma per cartelli di produttori, rendite di posizione, speculazione sui futures e ricatti politici: tutti, nessuno escluso. Nel silenzio generale, infatti, il potentissimo e temutissimo Kazakhistan sta letteralmente minacciando il consorzio misto tra BP Group ed Eni, impegnato in un progetto per lo sviluppo del più grande sito petrolifero del paese, utilizzando come scusa la violazione delle normative sull’immigrazione da parte dei lavoratori stranieri, di cui minacciano l’espulsione.

 

Ciò significa lavori fermi, quindi danno economico, fluttuazioni sui mercati, possibili giochi sui futures: un gigante di proporzioni miliardarie che rischia di essere abbattuto dalla pietra di un Golia sotto spoglie di procuratore generale kazako per una questione di visti riguardante 270 lavoratori: ci credete? Guarda caso il progetto BP-Eni a Karachaganak è l’unico nel paese in cui non sia coinvolto lo Stato a livello di partecipazione: sicuramente è solo una coincidenza. Il mondo, come avete potuto notare, ne è pieno in questo periodo. Conviene tenere gli occhi aperti e seguire una semplice norma: leggere tra le righe per guardare negli occhi la realtà.

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