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FISCO/ Muraro: ma quale svolta, la riforma di Tremonti non abbasserà le tasse

Pubblicazione:giovedì 8 aprile 2010 - Ultimo aggiornamento:martedì 21 giugno 2011, 21.33

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

L’assenza non è affatto un male. Personalmente sono contrario al quoziente, anche se rispetto le buone intenzioni dei proponenti. Il tema delle agevolazioni alla famiglia è tecnicamente complesso e non si può illustrare adeguatamente in questa sede. In generale si può dire che la forma logicamente più congrua di agevolazione è rappresentata dalla deduzione dal reddito: se si ritiene che i carichi di famiglia rappresentino, fino a un certo livello, una spesa socialmente meritevole, viene spontaneo dire che allora quell’importo minimo si toglie dal reddito imponibile.

 

Dov’è il vantaggio per i contribuenti?

 

Si genera un risparmio fiscale assoluto che è maggiore per i ricchi (100 euro dedotti dal reddito implicano un risparmio di imposta di 23 per chi ha l’aliquota Irpef più bassa e di 43 per chi ha l’aliquota marginale massima); ma non è detto che sia maggiore il risparmio relativo, cioè rispetto all’imposta totale pagata, che, ad alti livelli di reddito, tende invece a decrescere. Rispetto a questa soluzione, le detrazioni dall’imposta - per restare nell’esempio, dando un beneficio fiscale di 33 a ciascuno dei due contribuenti - generano un risparmio assoluto costante e un risparmio relativo sicuramente e fortemente decrescente; in tal modo accentuano la progressività dell’Irpef senza toccare le aliquote ufficiali; e forse per questo erano care a Visco.

 

Qual è la differenza con il quoziente famigliare?

 

Se si opta per il quoziente famigliare si ottengono risultati che dipendono in modo cruciale dall’articolazione e dal livello del reddito della famiglia rispetto alla struttura dell’imposta. Il risparmio fiscale può essere ingiustificatamente elevato per i contribuenti con alti redditi, specialmente se solo uno dei coniugi lavora, perché il frazionamento porta a tassare tutto il reddito con aliquote più basse; e può essere nullo per una famiglia in cui ambedue i coniugi lavorano ma con basso reddito, sicché il reddito totale e quello frazionato risultano soggetti alla stessa aliquota.

 

Preferibili quindi le deduzioni dal reddito?

 

Per me, sì: deduzioni, accompagnate da assegni per le famiglie esenti da imposta per il basso reddito. Le detrazioni accentuano in modo nascosto la progressività, mentre il quoziente dà risultati spesso incoerenti e a volte iniqui. Vale comunque una raccomandazione sul metodo: non decidere sul tema del trattamento della famiglia prima di avere ben chiara la struttura complessiva dell’imposta personale che si vuole riformare, perché è sui numeri - livelli degli scaglioni e delle aliquote - che si misurano gli effetti delle varie forme di agevolazione alla famiglia.

 

Teme che passando dalla tassazione sulle persone a quella sulle cose ci potranno essere aumenti nei prezzi dei beni di consumo sgraditi a cittadini?

 

Se non si vuole aumentare l’Iva occorre intervenire sulle imposte “verdi”, come quelle sui carburanti o sul possesso di un veicolo particolarmente inquinante. In questo campo ci sarebbe ancora spazio di manovra per il fisco. E si otterrebbe il tanto decantato “doppio dividendo” di un’imposta ecologica: l’incasso per l’erario e la riduzione delle esternalità. In ogni caso, non ho mai visto un’imposta che non faccia arrabbiare cittadini e consumatori. Il ministro dovrà avere le spalle larghe, perché riceverà applausi solo per un minuto per gli sgravi concessi e poi partiranno i mugugni per gli aggravi portati da un’altra parte.

 

Un altro pilastro della riforma è la lotta all’evasione fiscale. Cosa si può fare in questo campo?

 

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COMMENTI
09/04/2010 - SECONDO TREMONTI&BOSSI (celestino ferraro)

Secondo Tremonti, con il FEDERALISMO fiscale si raggiungerà l'equa distribuzione del gravame tasse sulle spalle degli italiani. Affidando ai Comuni gli accertamenti sull’imposizione fiscale si ovvierà a quella SCANDALOSA evasione (100 miliardi?) che impoverisce il bilancio dello Stato. Voglio solo ricordare che nel 1973, il governo Andreotti-Malagodi, abolì l'esosa "Imposta di famiglia" (entrata fiscale non equamente distribuita basata sul tenore di vita). Esisteva una tassa sul pianoforte, inteso come aggeggio di lusso. Lo Stato accentrò tutte le imposte a Roma e, da Roma, decise il trasferimento ai Comuni secondo un criterio che si riferiva all'imponibile "Imposta di famiglia" incassato dal Comune nell’ultimo anno di riscossione, maggiorato di un X secondo la classe del Comune. Gli accertamenti tributari (da servizi segreti) venivano effettuati dall'ufficio tributi del Comune: non pagava nessuno (tutte bustarelle corruttive). Centinaia di ricorsi e nessuno che accettasse di concordare pro bono pacis. Ritorniamo indietro? Si andrà a sorvegliare il tenore di vita anche fra le lenzuola? Quelli che lo fanno ogni notte pagheranno il doppio? E quelli che lo faranno anche durante il giorno, il triplo? Possibile che lo Stato non sappia essere altro che una macchina divorasoldi? Lo Stato gabelliere come lo sceriffo di Nottingham? Non potrebbe tentare lo Stato, di finanziarsi attraverso i consumi? Chi consuma di più, paga di più! Ovviamente non così semplicisticamente.

 
08/04/2010 - Quoziente familiare = fisco equo (GIUSEPPE LINO)

Lei parla di "risparmio fiscale ingiustificatmente elevato" nel caso di monoreddito alto rispetto alla famiglia bireddito. A me sembra che si ignori la realtà e cioè che fino ad oggi il monoreddito è stato penalizzato rispetto alla famiglia bireddito, perciò mi sembra più giusto parlare di una maggiore equità fiscale. Ricordo che considerando una famiglia con 40.000 euro di entrate a parità di componenti, il monoreddito paga circa 2600 euro di tasse in più, pari a circa il 46% in più, rispetto al bireddito. Certo il quoziente familiare non può avantaggiare chi lo è già, ma spostando il soggetto della tassazione dall'individuo alla famiglia rende più equa la progressività dell'imposta.

 
08/04/2010 - Le tasse non diminuiranno (Adriano Sala)

Sono parzialmente d'accordo con il prof. Muraro. Alcune considerazioni. Prima di mettere mano alla riforma fiscale è opportuno mettere mano ai tagli, se non altro per ragioni etiche. Quoziente famigliare: già in passato era stato prospettato il cumulo dei redditi famigliari. Il risultato fu una serie di separazioni coniugali fittizie; vogliamo ripetere l'esperimento? Stabilire quanto costa incassare ogni tassa; sicuramente alcune hanno costi superiori ai benefici. Aboliamole subito. Tasse costose per i contribuenti da semplificare. Esempio: registrazione annuale dei contratti di affitto: banca per pagamento al fisco e riscossione dall'affittuario, Agenzia delle Entrate per consegnare le ricevute. Quanto tempo si perde? Il tempo dei contribuenti non costa proprio nulla?Studi di settore: rappresentano una minimum tax, poche chiacchere prof. Muraro. Quanti pagano senza avere il reddito indicato dagli studi di settore (ad es. piccoli commercianti a rischio chiusura)? Quanti pagano per occultare redditi ben maggiori?Qual'è il livello di corruzione nella Guardia di Finanza? Risultato: se si vuole evitare l'evasione ci sono solo due strade: tagliare i costi inutili e odiosi, spendere bene i soldi dei contribuenti rendendo conveniente pagare le tasse. Alcuni tabù devono essere abbattuti: pensioni e salute devono essere pagati personalmente: chi paga avrà benefici, chi non paga non ne dovrà avere affatto. I risparmi sarebbero colossali.

 
08/04/2010 - IRAP NON DA LAVORO DIPENDENTE ???? (paolo baldisserri)

MA COME SI FA a dire che l'IRAP non penalizza il lavoro dipendente ????? L’Irap non è un’imposta che penalizza le imprese più di altre imposte. C’è sempre stata, secondo me, una cattiva propaganda, l’Irap non è mai stata capita. È una specie di seconda imposta sui redditi non da lavoro dipendente