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FISCO/ Muraro: ma quale svolta, la riforma di Tremonti non abbasserà le tasse

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Credo che Tremonti dica una cosa vera quando afferma che il federalismo aiuterà, ma non vorrei che si facesse illusioni sul quantum. Le imposte principali sono e resteranno infatti sempre quelle nazionali. È quindi lo Stato che deve in prima istanza organizzarsi per ridurre l’evasione.

 

Tremonti ha però già previsto delle quote premiali per i Comuni: se aiuteranno a scoprire degli evasori, otterranno una parte del gettito recuperato.

 

È vero, ma non mi faccio troppe illusioni: la vera lotta all’evasione si fa con gli studi di settore, che vanno perfezionati, e con la tracciabilità dei pagamenti, che Visco aveva cominciato a ipotizzare, ma che Tremonti ha ritenuto un ostacolo all’attività economica. In realtà, rendendo obbligatori i pagamenti oltre una certa somma attraverso assegni, bonifici o sistemi di pagamento tracciabili diversi dal contante, è più facile contrastare l’evasione.

 

Potrebbe essere d’aiuto un sistema di agevolazioni per i contribuenti, in modo che siano loro stessi a pretendere la fattura per i servizi che richiedono?


È da anni che i cittadini suggeriscono questa soluzione. Ha dimostrato di funzionare nel caso delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie: infatti il contribuente per ottenerle doveva presentare la relativa fattura. Ciò ha permesso di portare allo scoperto alcuni artigiani “sconosciuti” al fisco e che da allora hanno avuto più difficoltà a ritornare nell’“ombra”. In termini puramente economici, però, al cittadino un sistema del genere conviene solo quando il risparmio che ottiene dallo Stato è superiore allo sconto che può avere da chi gli fornisce il servizio senza la fattura.

 

Un sistema quindi poco efficace?

 

Lo Stato deve aumentare le deduzioni se vuole sperare che il sistema abbia successo. E spesso quello che riesce a incassare è meno di quello che deve rimborsare ai cittadini. L’erario quindi rischia di registrare delle perdite. L’unica ragione valida per adottare questo sistema è di andare a “stanare” alcuni professionisti in specifici settori dove si pensa ci sia più evasione.

 

Cosa bisogna fare allora per contrastare l’evasione sull’Iva?

 

Occorrono controlli maggiori e più mirati e la Guardia di Finanza ha già fatto degli enormi passi avanti in questo senso. Non si può fare altrimenti, perché il piccolo che fa piccole operazioni non è direttamente controllabile. Ecco perché sono un sostenitore degli studi di settore.

 

Uno strumento che ha ricevuto molte critiche, oltre a essere detestato dai liberi professionisti.

 

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COMMENTI
09/04/2010 - SECONDO TREMONTI&BOSSI (celestino ferraro)

Secondo Tremonti, con il FEDERALISMO fiscale si raggiungerà l'equa distribuzione del gravame tasse sulle spalle degli italiani. Affidando ai Comuni gli accertamenti sull’imposizione fiscale si ovvierà a quella SCANDALOSA evasione (100 miliardi?) che impoverisce il bilancio dello Stato. Voglio solo ricordare che nel 1973, il governo Andreotti-Malagodi, abolì l'esosa "Imposta di famiglia" (entrata fiscale non equamente distribuita basata sul tenore di vita). Esisteva una tassa sul pianoforte, inteso come aggeggio di lusso. Lo Stato accentrò tutte le imposte a Roma e, da Roma, decise il trasferimento ai Comuni secondo un criterio che si riferiva all'imponibile "Imposta di famiglia" incassato dal Comune nell’ultimo anno di riscossione, maggiorato di un X secondo la classe del Comune. Gli accertamenti tributari (da servizi segreti) venivano effettuati dall'ufficio tributi del Comune: non pagava nessuno (tutte bustarelle corruttive). Centinaia di ricorsi e nessuno che accettasse di concordare pro bono pacis. Ritorniamo indietro? Si andrà a sorvegliare il tenore di vita anche fra le lenzuola? Quelli che lo fanno ogni notte pagheranno il doppio? E quelli che lo faranno anche durante il giorno, il triplo? Possibile che lo Stato non sappia essere altro che una macchina divorasoldi? Lo Stato gabelliere come lo sceriffo di Nottingham? Non potrebbe tentare lo Stato, di finanziarsi attraverso i consumi? Chi consuma di più, paga di più! Ovviamente non così semplicisticamente.

 
08/04/2010 - Quoziente familiare = fisco equo (GIUSEPPE LINO)

Lei parla di "risparmio fiscale ingiustificatmente elevato" nel caso di monoreddito alto rispetto alla famiglia bireddito. A me sembra che si ignori la realtà e cioè che fino ad oggi il monoreddito è stato penalizzato rispetto alla famiglia bireddito, perciò mi sembra più giusto parlare di una maggiore equità fiscale. Ricordo che considerando una famiglia con 40.000 euro di entrate a parità di componenti, il monoreddito paga circa 2600 euro di tasse in più, pari a circa il 46% in più, rispetto al bireddito. Certo il quoziente familiare non può avantaggiare chi lo è già, ma spostando il soggetto della tassazione dall'individuo alla famiglia rende più equa la progressività dell'imposta.

 
08/04/2010 - Le tasse non diminuiranno (Adriano Sala)

Sono parzialmente d'accordo con il prof. Muraro. Alcune considerazioni. Prima di mettere mano alla riforma fiscale è opportuno mettere mano ai tagli, se non altro per ragioni etiche. Quoziente famigliare: già in passato era stato prospettato il cumulo dei redditi famigliari. Il risultato fu una serie di separazioni coniugali fittizie; vogliamo ripetere l'esperimento? Stabilire quanto costa incassare ogni tassa; sicuramente alcune hanno costi superiori ai benefici. Aboliamole subito. Tasse costose per i contribuenti da semplificare. Esempio: registrazione annuale dei contratti di affitto: banca per pagamento al fisco e riscossione dall'affittuario, Agenzia delle Entrate per consegnare le ricevute. Quanto tempo si perde? Il tempo dei contribuenti non costa proprio nulla?Studi di settore: rappresentano una minimum tax, poche chiacchere prof. Muraro. Quanti pagano senza avere il reddito indicato dagli studi di settore (ad es. piccoli commercianti a rischio chiusura)? Quanti pagano per occultare redditi ben maggiori?Qual'è il livello di corruzione nella Guardia di Finanza? Risultato: se si vuole evitare l'evasione ci sono solo due strade: tagliare i costi inutili e odiosi, spendere bene i soldi dei contribuenti rendendo conveniente pagare le tasse. Alcuni tabù devono essere abbattuti: pensioni e salute devono essere pagati personalmente: chi paga avrà benefici, chi non paga non ne dovrà avere affatto. I risparmi sarebbero colossali.

 
08/04/2010 - IRAP NON DA LAVORO DIPENDENTE ???? (paolo baldisserri)

MA COME SI FA a dire che l'IRAP non penalizza il lavoro dipendente ????? L’Irap non è un’imposta che penalizza le imprese più di altre imposte. C’è sempre stata, secondo me, una cattiva propaganda, l’Irap non è mai stata capita. È una specie di seconda imposta sui redditi non da lavoro dipendente