Economia e Finanza
lunedì 10 maggio 2010
Per i lettori non è facile inquadrare la crisi dell’euro, e le possibili soluzioni, anche perché i governi e molti commentatori sostengono l’idea che la peste sia causata da untori, cioè da speculatori avidi o con fini strategici oscuri che assaltano l’eurodamigella. Ma le masse finanziarie in moto negativo verso l’eurosistema sono di tale entità da rendere irrealistico pensare che siano tutte mosse da complotti.
La verità l'ha fatta intendere Trichet, il presidente della Bce - per altro l’unico ente capace di risolvere l’emergenza nel breve - quando ha usato il termine “crisi sistemica”. Il mercato, semplificando, si è accorto che l’euro applicato ad economie nazionali sia forti sia deboli non può essere retto dalle seconde. Il problema è noto e discusso da sempre, per un decennio è rimasto nascosto sia per volontà politica sia perché le situazioni non lo rendevano evidente, ma ora è esploso perché la crisi 2008-09 ha differenziato vistosamente le condizioni di salute economica e di finanza pubblica entro l’Eurozona. Prima con il caso spettacolare della Grecia, economia debole e disordinata. Poi questo ha acceso un faro su Spagna e Portogallo che, pur ordinati, hanno una struttura economica fragilissima.
Per riaggiustarsi questi Paesi dovrebbero svalutare la moneta per conquistare più crescita. Ma la partecipazione all’euro glielo impedisce e li condanna all’impoverimento della società per restarci e per ripagare il debito. O ad uscirne e dichiarare l’insolvenza. Il mercato ha registrato questo fatto chiedendo premi stratosferici per rifinanziare i debiti delle euronazioni deboli, vendendo i titoli azionari delle banche che hanno in pancia titoli di debito sovrano a rischio di insolvenza e vendendo euro considerando una probabilità crescente di sua dissoluzione. Appunto, una “crisi sistemica”.
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Si può dire che quest’euro-fallico, coniugatosi finanziariamente con tante belle donne del gineceo Europeo, sia stata un’azzardata circonvenzione d’incapaci irretite dai loro “maggiori”? Bisognava dar mogli al facoltoso mandrillo perché il patrimonio crescesse robusto, forte E IN PACE, e i parenti delle spose diedero per dote, alle stagionate da impalmare, tutti i gioielli e i corredi che le famiglie avevano immagazzinato nel corso dei secoli. Era necessario che il Teutone gaglia si sposasse in pompa magna, bisognava impedirgli di avventurarsi in altre conquiste che già nei tempi addietro costarono lacrime e sangue alle famiglie d’Europa. Interessi comuni avrebbero abolito le frontiere e la ricchezza sarebbe giunta dovunque prospera e benefica. Il giovane stallone di pura razza ariana (Germanico, biondo dolicocefalo), non andò per il sottile, ha goduto dei favori delle “tardone” senza curiosare indiscretamente fra gli ori portati in appannaggio dello sposalizio d’interessi. Mal gliene incolse, molti ori non erano veraci, luccicavano ma senza pregio: princisbecco, vermeil, corindoni per diamanti, lapislazzuli appariscenti ma senza valore. Al momento di saldare i conti delle sontuose nozze, ecco che saltano fuori i debiti delle singole famiglie che avevano imbellettato perbene le figliole per introdurle felicemente nella prospera società dell’ariano. Un parapiglia generale, da Maastricht a Bruxelles ad Atene, a Lisbona a Madrid, da Roma a Parigi e Londra, il fuggifuggi
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