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NUCLEARE/ A chi giova mandare a monte la partita energetica dell’Italia?

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Il Ministro Scajola il giorno delle dimissioni (Imagoeconomica)  Il Ministro Scajola il giorno delle dimissioni (Imagoeconomica)

 

Passando ad altro argomento, c’è in atto una nuova fase di regolazione del mercato dell’energia. È sul punto di avvio la “Borsa del Gas”, che consiste nella piattaforma di negoziazione per lo scambio delle quote di gas importato. Restano aperti i temi dei contratti di compravendita e dei prezzi dell’energia elettrica, tanto fondamentali per ridurre i costi alle grandi imprese (vedi il recente caso Alcoa che lascia i siti produttivi italiani con una motivazione inconfutabile: “a questi prezzi dell'energia in Italia non è possibile operare”).

 

Nella presente legislatura occorre inoltre affrontare con decisione il nodo delle infrastrutture: dalla localizzazione dei nuovi impianti elettrici, agli indirizzi per il potenziamento della rete di trasporto elettrica, ai terminali marittimi del gas di cui si è parlato per anni, mentre tutto ora tace.

Proprio in questi giorni alle Camere si discute sulle regole per gli impianti di stoccaggio del gas. Sempre nel settore del gas è impantanata la questione sulle reti di distribuzione locali: è infatti fermo da più mesi al ministero il varo delle regole per la definizione degli “Ambiti” e le modalità di concessione del servizio di distribuzione. Un altro tema delicato, la cui competenza è a metà strada tra il ministero e le Regioni, riguarda la durata delle concessioni per i bacini idroelettrici nelle nostre Alpi.

 

L’elenco dei dossier ancora aperti prosegue, quasi interminabile. Sulle scrivanie dei collaboratori ministeriali ci sono da rivedere le norme con le modalità e le entità degli incentivi alle fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico, biomasse, geotermia). Un altro argomento pressante è quello delle norme che portino nei prossimi anni a favorire l’efficienza energetica da parte dei consumatori. C’è poi la grande questione dell’innovazione tecnologica: il “set Plan” della Commissione europea spinge i Paesi membri con insistenza e ricchi finanziamenti. Primo fra tutti il tema delle Smart Grid, tecnologia di sintesi tra l’elettronica, l’energia e i sistemi informativi, che in dieci anni potrebbe realmente rivoluzionare le leggi della domanda e offerta nei consumi elettrici.

 

Non ultimi, covano potenziali conflitti per la governance nei grandi enti o aziende, a partire da Eni ed Enel. Non è rimandabile il confronto con Edf sugli interessi francesi in Edison. Si rincorrono infine da tempo le nomine nei Consigli di amministrazione dei numerosi enti di servizio, ricerca, controllo e regolazione del settore energia.

La carne al fuoco è veramente tanta, speriamo non finisca in fumo. Ne pagheremmo tutti le irreparabili conseguenze.

 

 



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