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NUCLEARE/ A chi giova mandare a monte la partita energetica dell’Italia?

L’incauto “acquisto” di un appartamento con vista sul Colosseo da parte di un ministro può complicare non poco lo scenario dell’energia in Italia. Il punto di SILVIO BOSETTI

Il Ministro Scajola il giorno delle dimissioni (Imagoeconomica) Il Ministro Scajola il giorno delle dimissioni (Imagoeconomica)

L’incauto “acquisto” di un appartamento con vista sul Colosseo da parte di un ministro può complicare non poco lo scenario dell’energia in Italia. Con l’improvvisa uscita di Claudio Scajola la sede del dicastero di Via Veneto, competente in materia di energia, è infatti vacante. Per questo settore, cruciale per l’economia di un paese, non è per nulla un bella situazione. Gli argomenti sull’energia sono infatti delicati e strategici per lo sviluppo. Fin dal suo avvio l’attuale governo ne è stato consapevole, affidando al ministero dello Sviluppo economico la politica energetica dell’Italia e, tramite Scajola, imponendo obiettivi sfidanti, ma necessari per colmare le gravi lacune del settore.

Lo stesso Berlusconi è più volte intervenuto, in particolare sulle relazioni internazionali per i grandi gasdotti di approvvigionamento e nello sdoganare il ritorno all’energia da fonte nucleare. Sono stati fatti annunci e chiarite le prospettive. I collaboratori individuati dal ministro sono stati scelti per comprovata capacità e preparazione. Ma questa uscita di scena complica molto il quadro globale.

Si rischia purtroppo di permanere nelle paludi dell’ordinaria amministrazione. Non possiamo permettercelo. Il presidio politico, l’unità di intenti interministeriali e una consistente attività amministrativa e tecnica sono più che mai indispensabili.

Sul tavolo ci sono tante e svariate decisioni con gravi risvolti per il bene del nostro futuro. Gli interessi non sono piccoli e gli interlocutori e le controparti sono esperti ed agguerriti. L’assenza del presidio politico, a secondo dei punti di vista, favorisce o complica il Risiko dell’energia: sono al centro nei prossimi mesi le grandi manovre del gas e del nucleare, le scelte per le rinnovabili e per l’efficienza energetica, le valutazioni per le infrastrutture fino alla riforma del mercato.

Ecco alcuni temi dove la confusione può fare il bene solo di pochi attori. Innanzitutto il programma per il ritorno al nucleare, partita seria e complessa, che ha assoluto bisogno di un quadro normativo robusto e di soggetti attuatori ben qualificati. Ad oggi non è ancora perfezionata, sebbene più volte annunciata, l’Agenzia nucleare per la sicurezza e la nomina dei suoi vertici. Deve essere inoltre chiarito il nodo del ruolo delle Regioni e devono essere con loro condivisi i criteri per le localizzazioni delle centrali. La problematica dello smaltimento dei rifiuti radioattivi può essere risolta, ma deve essere affrontata. Va avviata senza indugi una adeguata e trasparente campagna di comunicazione. Occorre porre le basi per formare persone competenti e agevolare le opportunità per la ricerca e l’industria nazionale.

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