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Economia e Finanza

CRAC GRECIA/ 1. Debenedetti: l’euro saprà resistere a una nuova speculazione?

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Spero che non si considerino al sicuro e facciano le riforme di cui hanno parlato. Ricordiamo cos’è successo all’Italia nel ‘92, quando i mercati l’hanno obbligata a uscire dallo Sme. Abbiamo svalutato la lira e per mettere a posto i conti c’è stata la manovra di Amato da 97 mila miliardi e il prelievo dai conti correnti bancari. Ma anche la privatizzazione delle banche e l’azzeramento dei vertici delle aziende a partecipazione statale, primi passi sulla strada delle privatizzazioni. Respingere un attacco ha senso solo se si mettono le cose a posto: se no non si resisterà al secondo. La relativa maggiore tranquillità che è arrivata per Spagna, Portogallo e anche Italia deve spingerci a fare riforme.

 

L’Italia cosa deve fare?

 

In Italia il problema è che non cresciamo. Quando il Pil cresce, cresce meno degli altri, e quando cala, cala di più. La produttività è ferma da 10 anni. Tremonti è stato bravo a contenere le spese, è stato bravissimo giorni fa a bloccare tempestivamente gli attacchi impegnandosi a una manovra biennale non irrilevante. Ma è chiaro che le manovre deprimono l’economia e riducono la crescita.

 

Occorrono quindi delle riforme strutturali?

 

Bisogna fare le riforme che possono portare ad avere più crescita, più flessibilità e più investimenti, soprattutto nel capitale umano. Quando si dice che l’Italia non cresce, questo non vuole dire che tutte le imprese singolarmente non crescano: ve ne sono alcune che riescono e altre no. Le prime sono quelle che hanno fatto investimenti in nuovi prodotti o in nuove reti commerciali. Bisogna allora facilitare il passaggio dei lavoratori dalle imprese che non crescono a quelle che crescono. Serve maggiore mobilità, mentre l’unico ammortizzatore sociale che abbiamo, la cassa integrazione, si limita a congelare la situazione. Servirebbero strumenti che incentivino i lavoratori a trovare una nuova occupazione. La crescita in capitale umano richiede tempi più lunghi: ma da quanti lustri si parla di far sì che le nostre università premino il merito nella selezione degli studenti e dei professori?

 

Qualcuno fa però notare che l’Italia non cresce proprio da quando è entrata nell’euro.

 

Era facile illudersi di crescere con le svalutazioni, provvedimenti ingiusti che fanno pagare il costo dell’aggiustamento a chi non riesce a difendersi (i cittadini). Come anche per la successiva inevitabile inflazione.

 

L’Europa è riuscita a respingere l’attacco della speculazione. Lei pensa che dovrà comunque cambiare qualcosa per non trovarsi più in questa situazione?

 

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COMMENTI
16/05/2010 - Euro debole, Europa forte (Andrea Trombetta)

Trovo a volte confusione fra salute politica ed economica, da un lato, e quotazione dell'euro, dall'altro. In questa situazione c'è bisogno di un'Europa forte, con idee chiare e leadership riconosciuta, e di un euro debole, per recuperare competitività. Siamo investendo da tempo per ridurre il fabbisogno energetico e non deve spaventare un euro a 1,1 contro dollaro: darebbe fiato all'esportazioni, in attesa di recuperare competitività strutturale. Inoltre, la speculazione viene di fatto legittimata e sostenuta dalla latitanza della politica e dalla paura della globalità dei risparmiatori che seguono l'onda. E' proprio vero quel che dice BXVI nella caritas in veritate: bisogna tornare a studiare per trovare nuovi meccanismi e regole; questi sono figli di un sistema perdente.

 
11/05/2010 - sotto condizione (attilio sangiani)

l'aiuto alla Grecia,e domani,eventualmente,ad altri paesi Euro,sono condizionati alla adozione,controllata,di provvedimenti che risanino l'economia del paese interessato. La debolezza europea dipende,mi pare,anche dall'avere adottato troppo rapidamente la globalizzazione commerciale senza la cautela ( prevista chiaramente dalla scienza economica ) dei c.d. "dazi compensatori ". Questi non solo non ostacolano una corretta concorrenza,ma la rendono veramente efficiente. Infatti tali "dazi" sono misurati dalla differenza tra il carico di imposte,tasse e contributi che gravano sui prezzi dei prodotti esportati ed i corrispondenti carichi gravanti sui prezzi dei medesimi prodotti importati. In tal modo,inoltre,si rende assai meno conveniente "delocalizzare" la produzione. Infatti la delocalizzazione indebolisce l'Europa e,in particolare,l'Italia.

 
11/05/2010 - Speculatori? (Vulzio Abramo Prati)

Quando in economia avvengono fatti non graditi si dà sempre la colpa alla speculazione, ovvio che quello dello speculatore è il mestiere più antico del mondo, entrando però nel merito le cose possono apparire un po' diverse. La crisi greca esplode per la non commerciabilità dei suoi titoli di stato, altri paesi ben più indebitati della Grecia hanno titoli che vengono invece considerati dei beni di rifugio e non c'è speculazione che tenga! Qualcuno sa citarmi un solo caso di economia forte messa in crisi dagli speculatori? Non credo, la speculazione può solo anticipare una situazione economica che per sua natura è già irrimediabilmente compromessa, non certo compromettere una economia sana! Gli aiuti alla Grecia, doverosi, risolvono una situazione di liquidità a breve della Grecia, non la sua economia che necessita di ben altri interventi strutturali per permetterle una crescita vera! La situazione italiana è un po' diversa, i nostri titoli sono ancora acquistati dal mercato ma delle riforme strutturali sono improrogabili per rendere competitiva la nostra economia uscendo dalla stagnazione attuale, sola condizione possibile per restare su un mercato internazionale che, volenti o nolenti, è l'unico giudice del nostro futuro!