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CRAC GRECIA/ 1. Debenedetti: l’euro saprà resistere a una nuova speculazione?

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L’euro si regge sul Patto di stabilità e crescita, che ha dimostrato di non funzionare. Anche per colpa di Germania e Francia che, quando gli ha fatto comodo, hanno modificato le regole. Quindi bisogna dare maggiori responsabilità a Eurostat che deve validare i bilanci. Ma anche delle misure ex ante, come l’approvazione delle leggi di bilancio da parte del Consiglio. Lo accetteranno i cittadini dell’euro? Anche quelli che hanno bocciato referendum che prevedevano forma di unione economica molto più blande? Chi valuterà, con quali poteri, con quali maggioranze? Chi ha votato contro aveva paura di perdere propri privilegi locali o non aveva fiducia nella capacità dei vertici europei di dettare le politiche giuste? L’Europa tornerà a essere quella che ci ha dato il mercato unico liberalizzato, che ci ha aiutato a smantellare i monopoli statali, oppure sarà l’Europa di questi ultimi anni, che fa la faccia feroce all’America, ma in casa propria protegge i campioni nazionali? E se non chiarisce che cosa è che cosa vuole, come si può pensare di cederle sovranità?

 

Secondo lei come cambierà l’Europa dopo questa crisi?

 

Se, come penso e spero, l’attacco all’euro sarà sventato, qualcosa nella direzione di un più stretto coordinamento si farà di certo. Quelli che da anni lo reclamavano senza ottenere alcun risultato apprezzabile dovrebbero almeno rivedere i loro preconcetti sulle funzioni dei mercati e riconoscere che se non ci fosse stata la speculazione a dimostrarne le necessità, avrebbero continuato per anni a predicare nel deserto. Anche questo sarebbe un risultato non disprezzabile.

 

(Lorenzo Torrisi)



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COMMENTI
16/05/2010 - Euro debole, Europa forte (Andrea Trombetta)

Trovo a volte confusione fra salute politica ed economica, da un lato, e quotazione dell'euro, dall'altro. In questa situazione c'è bisogno di un'Europa forte, con idee chiare e leadership riconosciuta, e di un euro debole, per recuperare competitività. Siamo investendo da tempo per ridurre il fabbisogno energetico e non deve spaventare un euro a 1,1 contro dollaro: darebbe fiato all'esportazioni, in attesa di recuperare competitività strutturale. Inoltre, la speculazione viene di fatto legittimata e sostenuta dalla latitanza della politica e dalla paura della globalità dei risparmiatori che seguono l'onda. E' proprio vero quel che dice BXVI nella caritas in veritate: bisogna tornare a studiare per trovare nuovi meccanismi e regole; questi sono figli di un sistema perdente.

 
11/05/2010 - sotto condizione (attilio sangiani)

l'aiuto alla Grecia,e domani,eventualmente,ad altri paesi Euro,sono condizionati alla adozione,controllata,di provvedimenti che risanino l'economia del paese interessato. La debolezza europea dipende,mi pare,anche dall'avere adottato troppo rapidamente la globalizzazione commerciale senza la cautela ( prevista chiaramente dalla scienza economica ) dei c.d. "dazi compensatori ". Questi non solo non ostacolano una corretta concorrenza,ma la rendono veramente efficiente. Infatti tali "dazi" sono misurati dalla differenza tra il carico di imposte,tasse e contributi che gravano sui prezzi dei prodotti esportati ed i corrispondenti carichi gravanti sui prezzi dei medesimi prodotti importati. In tal modo,inoltre,si rende assai meno conveniente "delocalizzare" la produzione. Infatti la delocalizzazione indebolisce l'Europa e,in particolare,l'Italia.

 
11/05/2010 - Speculatori? (Vulzio Abramo Prati)

Quando in economia avvengono fatti non graditi si dà sempre la colpa alla speculazione, ovvio che quello dello speculatore è il mestiere più antico del mondo, entrando però nel merito le cose possono apparire un po' diverse. La crisi greca esplode per la non commerciabilità dei suoi titoli di stato, altri paesi ben più indebitati della Grecia hanno titoli che vengono invece considerati dei beni di rifugio e non c'è speculazione che tenga! Qualcuno sa citarmi un solo caso di economia forte messa in crisi dagli speculatori? Non credo, la speculazione può solo anticipare una situazione economica che per sua natura è già irrimediabilmente compromessa, non certo compromettere una economia sana! Gli aiuti alla Grecia, doverosi, risolvono una situazione di liquidità a breve della Grecia, non la sua economia che necessita di ben altri interventi strutturali per permetterle una crescita vera! La situazione italiana è un po' diversa, i nostri titoli sono ancora acquistati dal mercato ma delle riforme strutturali sono improrogabili per rendere competitiva la nostra economia uscendo dalla stagnazione attuale, sola condizione possibile per restare su un mercato internazionale che, volenti o nolenti, è l'unico giudice del nostro futuro!