BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CRAC GRECIA/ 1. Sapelli: i tre grandi errori che peseranno sui cittadini

Pubblicazione:mercoledì 12 maggio 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Il rischio prima era minimo. Ora, con tutti questi fondi messi in campo, il livello dei debiti pubblici arriverà alle stelle e probabilmente ci saranno ondate di attacchi speculativi sui titoli di stato delle nazioni europee.

 

Eppure grazie a questo piano ora la Bce avrà la facoltà di acquistare titoli di stato dei paesi in difficoltà.

 

Penso che questo sia stato un grande errore. In questo modo, infatti, si mina oggettivamente l’indipendenza della banca centrale. Si creerà una moral suasion terribile dei governi sulla Bce. Con la vena di populismo che c’è in giro si corrono grandi rischi di aumento dei debiti pubblici: allora sì che saranno lacrime e sangue. Era meglio riformare lo statuto, assimilando la Bce alla Federal Reserve, in modo che non si occupi solo della stabilità, ma anche dello sviluppo, permettendo un minimo di inflazione. Un euro un po’ più debole, e un po’ più d’inflazione non è che ci facciano male. Anzi.

 

Resta però il fatto che questa crisi dimostra che qualcuno ha vissuto per troppo tempo sopra le proprie possibilità.

 

Sì è vero, qualcuno ha vissuto sopra le proprie possibilità, ma è stata proprio la “favola” dell’euro ad alimentare l’illusione che i paesi potessero vivere in questo modo: tanto ci avrebbe pensato la moneta unica a sistemare tutto.

 

Prima lei ricordava che il fallimento della Grecia avrebbe comportato conseguenze negative per le grandi banche. L’impressione è che il piano europeo, per salvare le esposizioni degli stati membri verso i grandi gruppi finanziari, chiederà sacrifici a tutti. Insomma, i cittadini pagheranno per salvare le banche.

 

Anche questo è vero. Per questo era preferibile, piuttosto che il piano di salvataggio, l’istituzione di un fondo di solidarietà europeo per i disoccupati e per i dipendenti pubblici che vedranno diminuire i loro stipendi. Oggi vediamo che la globalizzazione finanziaria si rivela per quella che è in questi ultimi tempi: uno strumento terribile per aumentare la disuguaglianza sociale e per far pagare a chi lavora i costi di una finanza dissennata. La Grecia stessa ne è vittima.

 

A questo punto cosa deve fare l’Europa? Ha bisogno di una spinta da parte della politica?

 

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che l’Europa monetaria è stata un grande fallimento. Non ci siamo accorti dei guasti che l’euro sta causando all’economia, perché questa è la prima volta nella storia che esiste una moneta senza Stato. Invece la “follia” degli economisti neo-liberisti e dei banchieri centrali è stata quella di pensare che una volta fatta l’economia il resto sarebbe venuto da sé. La società si è ribellata, ma ora sono proprio i ceti deboli a pagare il prezzo di questo errore. Undici anni dopo abbiamo scoperto che la creazione dell’euro è stata un grandissimo errore. Gli economisti americani, da Krugman a Samuelson, lo avevano già capito.

 

Quali sono state le conseguenze peggiori dell’euro?

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’INTERVISTA CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >

COMMENTI
12/05/2010 - Aiuti e risanamento (Vulzio Abramo Prati)

L'operazione fatta per "salvare" la Grecia è la riproposizione di quanto già fatto in passato, ad es. dalla Federal Reserve per le banche statunitensi e cioè fornire liquidità per bloccare l'insolvenza. Le banche USA si sono nel contempo "attrezzate", hanno ripagato il debito e oggi sono in attivo. E' ovvio che la crisi greca non si risolve con il finanziamento "tampone" ma servono misure drastiche per risanare l'economia! Lo stesso discordo di risanamento vale, insolvenza a parte, per Spagna, Portogallo e Italia. Lasciando avvenire il default greco a perderci non sarebbero state le banche di investimento che gestiscono denaro di terzi, fondi pensione compresi, ma i terzi stessi e cioè noi. I titoli posseduti ad es. dalla regione Lombardia li avremmo pagati noi, non altri! E questo solo per fare alcuni esempi. Gli speculatori poi hanno solo comprato in saldo, rischiando sul salvataggio, titoli che i sottoscrittori preoccupati dell'insolvenza svendevano. Come ricorda il Presidente Trichet siamo in una realtà "sistemica" e pensare di non essere coinvolti "in solido" dalle conseguenze di un default altrui mi sembra un po' azzardato!