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CRAC GRECIA/ 1. Sapelli: i tre grandi errori che peseranno sui cittadini

Pubblicazione:mercoledì 12 maggio 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Dopo il lunedì spumeggiante, le Borse europee, nonostante un recupero nel finale, hanno chiuso ieri in rosso: Milano al -0,46%, Madrid al -3,32% e Parigi al -0,73% (unica eccezione è stata Francoforte in rialzo dello 0,33%). L’euro è invece tornato sotto gli 1,27 dollari. Certamente è ancora troppo presto per dire se il piano salva-euro varato lo scorso weekend sia stato o meno un fallimento, ma in questa intervista Giulio Sapelli ci spiega perché lo ritiene sbagliato, ribadendo quanto già espresso da Francesco Forte su queste pagine: era meglio lasciare la Grecia al suo destino. Non solo perché l’euro non è ancora al sicuro, ma perché i sacrifici che saranno chiesti ai cittadini europei serviranno ad aiutare le grandi banche.

 

Professore, ieri le Borse hanno chiuso in rosso e l’euro è tornato a perdere terreno nei confronti del dollaro. Significa che il piano europeo non ha funzionato?

 

Non bisogna farsi impressionare dagli alti e bassi dei mercati, perché siamo in un periodo di altissima volatilità finanziaria. Quindi misurare la funzionalità del piano in un tempo così breve attraverso gli andamenti delle Borse è sbagliato. Piuttosto bisogna chiedersi se questo piano risolverà i problemi nel lungo periodo.

 

E secondo lei ci riuscirà?

 

Sono sempre stato contrario a questo tipo di intervento. Sono stato solo per lungo tempo, poi ho visto che anche Francesco Forte ha espresso posizioni simili alle mie: credo che non bisognasse “salvare” la Grecia. Mi dispiace che la posizione della Germania sia stata letta come egoismo e anti-europeismo. Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble aveva infatti capito che tenere duro e chiedere che la Grecia mettesse a posto i suoi conti, o nel caso andasse in default, era la cosa migliore. Penso che il piano sia stato un grave errore per tre motivi.

 

Quali?

 

Il primo è che gli stati, a differenza delle imprese, possono andare in default e non pagare i debiti che, non dimentichiamolo, non sono verso migliaia di piccoli risparmiatori, ma verso le grandi banche di investimento o nei confronti di giganti come Goldman Sachs, che ha dato una mano alla Grecia a “occultare” la realtà dei propri conti pubblici. Economisti e giornalisti forse si sono dimenticati che nel secolo scorso abbiamo avuto circa una ventina di default in Europa. Non capisco perché ora si sia messa tanta enfasi su questa crisi. Inoltre questo piano non farà che aumentare in maniera esponenziale il debito degli Stati. Infine, si corre il rischio di aumentare il moral hazard. Ora tutti sanno che possono anche non tenere comportamenti virtuosi: tanto ci sarà sempre l’Europa a salvarli. In sintesi, credo che questo piano non funzionerà, perché non fa che allontanare l’amaro calice. La soluzione del problema può venire solo dalla ristrutturazione dell’economia greca e degli altri paesi che sono a rischio.

 

Crede quindi che si corra ancora un rischio di contagio della crisi?

 

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COMMENTI
12/05/2010 - Aiuti e risanamento (Vulzio Abramo Prati)

L'operazione fatta per "salvare" la Grecia è la riproposizione di quanto già fatto in passato, ad es. dalla Federal Reserve per le banche statunitensi e cioè fornire liquidità per bloccare l'insolvenza. Le banche USA si sono nel contempo "attrezzate", hanno ripagato il debito e oggi sono in attivo. E' ovvio che la crisi greca non si risolve con il finanziamento "tampone" ma servono misure drastiche per risanare l'economia! Lo stesso discordo di risanamento vale, insolvenza a parte, per Spagna, Portogallo e Italia. Lasciando avvenire il default greco a perderci non sarebbero state le banche di investimento che gestiscono denaro di terzi, fondi pensione compresi, ma i terzi stessi e cioè noi. I titoli posseduti ad es. dalla regione Lombardia li avremmo pagati noi, non altri! E questo solo per fare alcuni esempi. Gli speculatori poi hanno solo comprato in saldo, rischiando sul salvataggio, titoli che i sottoscrittori preoccupati dell'insolvenza svendevano. Come ricorda il Presidente Trichet siamo in una realtà "sistemica" e pensare di non essere coinvolti "in solido" dalle conseguenze di un default altrui mi sembra un po' azzardato!