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CARO BENZINA/ Altro che petrolieri, il vero inganno è delle associazioni dei consumatori

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La circostanza comporta una conseguenza pratica sulla dinamica del prezzo: che cioè gli aumenti del petrolio non sono confrontabili direttamente e specularmente con quelli della benzina, come invece hanno sempre cercato di farvi credere le associazioni dei consumatori. Ecco degli esempi non scientifici, ma di immediata comprensione: se il prezzo del petrolio in euro aumenta del 50%, quello della benzina dovrà salire di circa il 25%; se invece il prezzo del greggio scende del 10%, la benzina potrà calare di circa il 4%. A spanne, s’intende. E va da sé che, più le variazioni del prezzo della materia prima sono elevate, più l’effetto sul prezzo finale della benzina saranno ammortizzate. Ergo, se il petrolio oggi costa la metà rispetto a due anni fa, la benzina non potrà costare ovviamente la metà, ma solo il 20-25% in meno.

 

E che dire invece della leggendaria “doppia velocità” tra l’andamento del prezzo della benzina e quello del petrolio? Cioè della storia secondo la quale quando il petrolio sale la benzina si adegua subito, quando invece il petrolio scende la benzina lo segue più lentamente? È, appunto, una leggenda. O melgio: ha un fondo di verità legata alle percezioni popolari, ma purtroppo non si trovano conferme.

 

Confrontando il grafico dell’indice Platts quotato in euro e quello dei listini della benzina alla pompa, infatti, essi risultano sostanzialmente in linea. A volte sembra che il consumatore ci perda un po’, altre volte sembra che ci guadagni. Difficile formulare una sentenza netta. Nessuno, finora, è mai riuscito a dimostrare alcuna doppia velocità, nemmeno l’autorità Antitrust che ha aperto un’indagine durata mesi e nemmeno il mitico Mister Prezzi. Ovviamente nessuna associazione dei consumatori, in tanti anni, è mai riuscita a portare una prova che sia una con un grafico o una tabella. Ora, questo non costituisce certo prova dell’innocenza delle compagnie petrolifere, ma resta il fatto che non vi è un solo elemento per emettere una sentenza di colpevolezza.

 

Il problema, forse, potrebbe essere risolto analizzando l’andamento dei listini in Europa. Ma, anche qui, nessuna novità di rilievo: i prezzi in Italia hanno dei livelli diversi, ma le variazioni, in aumento come in discesa, seguono quelle degli altri Paesi.

 

Che fare allora? Come trovare conferme alle tesi delle associazioni dei consumatori? Si potrebbe accusare la categoria dei “padroni” e degli “affamatori del popolo” di volerci rifilare la benzina più cara d’Europa. Il problema è che non è nemmeno così, cioè non è come vi hanno sempre raccontato. Se si guarda il prezzo finale, infatti, siamo al settimo-ottavo posto in Europa.

 

Ma, anche qui, di che prezzo stiamo parlando? Già, questione non di poco conto. Perché la verità è che i prezzi internazionali non possono essere confrontati tra loro, come invece è sempre stato fatto, per di più in malafede. Una cosa è, infatti, il prezzo medio rilevato sulla base dei prezzi consigliati dalle compagnie in Italia, un’altra cosa il prezzo che paghiamo al distributore vicino a casa col benzinaio che ci fa il rifornimento, quello che troviamo al self-service un po’ più lontano o nel distributore fuori zona la sera o la domenica, oppure il listino in autostrada. Non ci credete? Provate allora a controllare sul sito www.prix-carburants.gouv.fr; scoprirete, ad esempio, che nella mitica Francia, dove i prezzi dovrebbero essere da paese del Bengodi, la benzina può costare anche 15 centesimi più che da noi.

 

Ovvio, si dirà, quello che conta è il prezzo industriale, cioè quello al netto delle fatidiche tasse. E, infatti, è proprio qui che emerge l’anomalia italiana. Sì, nonostante si adegui alle fluttuazioni della materia prima come avviene nel resto d’Europa, la benzina italiana resta in media più cara di 2-3 centesimi al litro a livello proprio di prezzo industriale. Come mai? Molto semplice: perché siamo un Paese con tanti distributori, con un erogato medio per distributore basso e con un territorio spesso difficile da rifornire. E siccome ogni rigidità ha un costo che si paga, la nostra benzina finisce per essere un po’ più cara.

 

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COMMENTI
19/05/2010 - senza marchio e senza paura (Antonio Servadio)

Benzine senza marchio ? Certamente ! Perchè tanto il marchio resta chiuso nel serbatoio e tutti i marchi vengono carburati dal motore nello stesso modo, indifferentemente. Purché non si vada incontro al rischio di rifornimenti taroccati, ad es. con gasolio sporco, che mi rende di meno e infine è come se lo pagassi ancora di più. E' pur vero che le compagnie petrolifere non fanno beneficenza (neppure gli editori), ma vedo che non viene data notizia della crisi che colpisce tante aziende nel settore del petrolio, quelle che dove ci sono stati licenziamenti, blocco assunzioni, cancellazione di progetti di ricerca o di sviluppo etc. L'industria del petrolio non coincide con i grandi marchi della distribuzione. Non è tutt'oro quel che luccica.